Mangiare i gatti: vietata la pratica crudele in Perù [VIDEO]

Mangiare i gatti in Perù è legato ad una tradizione nell’ambito di una celebrazione religiosa

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    mangiare i gatti

    Mangiare i gatti: sembrerebbe assurdo, eppure in qualche parte del mondo si tratta di una pratica crudele “autorizzata”, per la quale si è reso necessario l’intervento da parte delle autorità giudiziarie. E’ successo in Perù, dove è stato vietato di cuocere i poveri felini in pentola o alla griglia, come si usava fare alla fine della tradizionale gara nell’ambito del festival del Curruñao nella città di La Quebrada.

    Un giudice provinciale si è pronunciato contro questa barbarie, denunciandola come un’azione assolutamente da evitare. Il tutto risale ad un’antica tradizione di epoca coloniale: i gatti perdenti dopo una gara costituivano parte integrante di un banchetto collettivo. Si racconta che il tutto sia collegato ad una tradizione, le cui radici possono essere rintracciate in Etiopia. Ogni anno a settembre si svolge la celebrazione religiosa di Santa Ifigenia, che prevede la corsa dei gatti. Si dice che l’usanza di cibarsi dei gatti possa risalire alla necessità per gli schiavi africani di disporre delle proteine animali destinate a fornire l’energia necessaria a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero.

    Secondo il giudice che si è impegnato contro questa usanza, l’evento sarebbe soltanto una manifestazione che alimenta la violenza, in grado di perpetrare atti sanguinosi nei confronti degli animali, con un danno sociale di salute pubblica. Il giudice è arrivato a questa decisione anche per proteggere le persone fragili, che si sarebbero ritrovate, secondo le testimonianze, ad assistere a delle pratiche cruente. Si racconta, infatti, che i gatti sarebbero stati annegati, scuoiati e legati ai fuochi d’artificio per saltare in aria. Varie associazioni si erano battute contro la tradizione ed erano arrivate a presentare una denuncia per mezzo dell’intervento della commissione diritti degli animali del collegio degli avvocati di Lima.

    ATTENZIONE: IMMAGINI CRUENTE

    In Italia

    Spesso ci sembra che questi fenomeni siano lontani da noi. Eppure l’Aidaa ha denunciato una situazione critica anche in Italia. Secondo la nota associazione, sarebbero 6 o 7.000 i gatti allevati o cacciati a scopo alimentare. Una cifra che sarebbe pari al 10% di tutti i gatti scomparsi o abbandonati. Per molti si tratterebbe soltanto di una leggenda metropolitana, ma l’Aidaa fa presente che si tratta di una realtà piuttosto diffusa.

    Uccidere un gatto è un vero e proprio reato penale, che rientra fra le disposizioni stabilite nell’articolo 544 del Codice Penale, incentrato proprio sul maltrattamento e sull’uccisione degli animali di affezione. Secondo l’Aidaa in Italia non si mangiano i gatti per non morire di fame, ma sarebbe una sorta di pratica culinaria particolare. L’Aidaa aggiunge a questi dati anche quelli relativi ai 60.000 gatti che ogni anno vengono uccisi per realizzare capi di pelliccia. Si tratterebbe, secondo la denuncia dell’associazione, di una vera ecatombe, nella quale rientra anche l’uccisione di quelli neri, perché associati alla sfortuna.

    La polemica relativa alla Siria

    Recente è la notizia che in Siria alcuni Imam avrebbero autorizzato il consumo di carne di gatto e di cane. La decisione sarebbe stata presa per far fronte alle gravi carenze nutrizionali, a cui è sottoposta la popolazione a causa del conflitto che va avanti ormai da molti mesi nel Paese. Per l’Islam la carne di questi animali è vista come impura, ma si sarebbe deciso di rimediare ad una situazione di urgenza, visto che le risorse primarie scarseggiano e con esse anche i rifornimenti. Sui social network e su Twitter in particolare in molti si sono ribellati contro questa eccezione stabilita da alcuni religiosi musulmani.

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