Maltrattamento animali: sequestrati 70 cardellini destinati alla vendita illegale

Maltrattamento animali: sequestrati 70 cardellini destinati alla vendita illegale

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    fringillidi cardellini sequestrati

    Denunciati per maltrattamento animali i due conducenti romeni fermati mentre trasportavano illegalmente un gabbione contenente 70 fringillidi, ovvero uccelli appartenenti alla specie del cardellino. L’episodio si è verificato a un posto di blocco sulla E45 Ravenna – Orte, dove la polizia di Sansepolcro avrebbe fermato il furgone con targa bulgara a bordo del quale viaggiavano i due romeni. I settanta fringillidi, di specie protetta, sarebbero stati rinvenuti all’interno di un gabbione e nascosto tra cavoli cotti e bagagli, senza protezione alcuna. Inoltre, all’interno del furgone, oltre ai due conducenti, erano presenti sette passeggeri, in viaggio verso Roma, stando a quanto dichiarato dagli stessi.

    Durante il controllo della polizia nel bagagliaio, tra i generi alimentari e i bagagli è stato notato un enorme bidone ricoperto da una stoffa, che colava. Una volta portato a terra, la polizia ha notato i cavoli cotti. I poveri uccelli, invece, erano stati messi in un gabbione artigianale mal ridotto, piuttosto vecchio, con la rete rotta in più punti. Alcuni uccelli, circa 12, erano riusciti a fuggire dal gabbione attraverso i buchi della rete ma a causa del viaggio e dei bagagli che si spostavano da una parte all’altra, sono morti. Gli uccelli sopravvissuti sono stati affidati alle cure di un Centro di recupero dove i Forestali di Pieve Santo Stefano, luogo in cui è avvenuto il fermo, hanno provveduto a effettuare i controlli degli animali. I due conducenti, oltre alla denuncia per maltrattamento animali, sono stati multati per violazioni amministrative per via della mancanza di documentazione per l’ammontare di 3000 euro. Stando a quanto dichiarato dai conducenti romeni gli uccelli sarebbero stati consegnati, una volta terminato il viaggio, a un ragazzo di Roma, che allevava i volatili per passione. L’ipotesi degli inquirenti, invece, punta su un caso di traffico illegale di uccelli, appartenenti a una specie protetta e destinati alla vendita.


    Un caso di maltrattamento di animali che certamente farà discutere è quello delle 9.000 farfalle sacrificate in nome dell’arte. A compiere tutto ciò è stato il famoso artista britannico Damien Hirst. L’artista ha realizzato una mostra alla Tate Modern di Londra e, fra le opere esposte, si è potuta vedere un’enorme installazione, che era costituita da una stanza piena di farfalle che volavano fra i visitatori dell’evento. Il titolo dell’opera è In and out of love. Sulle tele si trovavano attaccati i bozzoli e le farfalle potevano muoversi liberamente, nutrendosi di fiori e frutta.

    Apparentemente sembra un’opera davvero fantastica, che consente di immergersi totalmente nella natura, trasmettendo emozioni intense e particolari. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Infatti i piccoli insetti non sono stati affatto tutelati e, a causa dei visitatori, molti di loro venivano uccisi.

    Molte sono state calpestate, altre sono morte perché i visitatori se le scrollavano di dosso. Di conseguenza ogni settimana si è dovuto provvedere a rimpiazzare le farfalle morte, introducendone altre 400.

    Se consideriamo che la mostra è durata 23 settimane, i calcoli riescono piuttosto facili: si è trattato di 9.000 farfalle morte. Sul caso sono intervenute le associazioni animaliste, che hanno attaccato l’artista.

    In particolare la Rspca, una delle più famose e grandi associazioni animaliste del Regno Unito, ha detto che si tratta di una forma d’arte in cui le farfalle sono costrette a trascorrere la vita in una stanza chiusa.

    Tutto questo è criticabile, anche perché, se fosse successo con altri animali, per esempio cani, ci sarebbe stata una vera e propria rivolta. A sua difesa, la Tate Modern di Londra ha risposto che le farfalle scelte si trovavano alla fine del loro ciclo vitale. Ma tutto questo può giustificare una simile tragedia?

    GR

    maltrattamento animali burger king

    Chissà se anche Burger King sospenderà i rapporti con i suoi fornitori dopo aver visto le immagini shock in cui viene mostrato, esplicitamente il trattamento crudele riservato al bestiame destinato alla catena di fast food, dai suoi fornitori.

    Una situazione analoga si era verificata alcuni mesi fa per un’azienda californiana che maltrattava brutalmente gli animali destinati a diventare carne per il fast food. Questa volta al centro dell’attenzione mediatica è finito Burger King, a causa di un’azienda di un fornitore di formaggio, dove si sarebbero infiltrati degli animalisti per riprendere le torture a cui vengono sottoposti i poveri animali, prima di morire.

    Le immagini, crude, sono state rese pubbliche dagli animalisti di Mercy for Animals, che si occupa di rivendicare i diritti degli animali, vittime di torture di questo genere. Mucche sfinite a terra, bastonate e caricate di calci, impossibilitate a difendersi o a muoversi nelle gabbie ridotte, questo il trattamento riservato ai poveri animali dell’azienda Bettencourt Dairies. La denuncia di maltrattamento animale è stata indirizzata a due operai e il responsabile dell’azienda. Inoltre la nota associazione animalista chiede che la catena di fast food prenda provvedimenti su quanto denunciato, quanto prima, cercando di assicurarsi che gli animali, dai quali derivano i suoi prodotti, ricevano un trattamento dignitoso.

    È stato fatto sapere, per tutta risposta, dai dirigenti dell’azienda intermediaria tra Burger King e Bettencour Dairies, che i responsabili sarebbero stati licenziati e che all’interno dell’allevamento sarebbero state installate delle videocamere di sorveglianza per tenere tutto sotto controllo in futuro, sperando che questi episodi non si verifichino più.

    Continuano i casi di maltrattamento di animali negli allevamenti. L’ultimo riguarda alcuni allevatori della Florida, scoperti e finiti sotto processo con l’accusa di maltrattamento di animali. Gli uomini incriminati, due uomini impiegati, pare macellassero le povere bestie senza ucciderli, quando erano ancora vivi, provocando sofferenze inutili ai poveri animali. Nonostante le prove i due uomini sotto processo, che rischiano la detenzione fino a 15 anni, negano ogni accusa rivolta nei loro confronti.

    Stando a quanto emerso dal rapporto degli investigatori, uno sarebbe il principale responsabile dell’uccisione degli animali e quella di macellare i poveri animali da vivi sarebbe un’attività che si prosegue da diversi anni. È probabile, inoltre, che gli animali siano stati allevati illegalmente e sottoposti a torture di ogni tipo. Parte della carne macellata veniva venduta dai proprietari dell’allevamento a ristoranti e macellerie locali, con uno sconto notevole, circa la metà del prezzo normale. Completamente diversa, invece, la posizione di Hernandez che subito dopo la denuncia avrebbe pubblicato un video in cui sarebbe arrivato ad accusare di violenze i funzionari ambientali che venivano mandati per effettuare le ispezioni nell’allevamento.

    Del resto non sarebbe il primo caso scoperto, infatti, di recente, sempre negli Stati Uniti un macello americano era passato sotto i riflettori per i metodi brutali con cui gli animali venivano macellati.

    È bufera in rete contro un’azienda Californiana per la macellazione di bovini, dopo un video documentario trasmesso in rete, all’interno del quale veniva svelato il modo barbaro con cui venivano trattati i poveri animali. Subito dopo il video trasmesso in rete, il Dipartimento di Stato per l’Agricoltura ha avviato un’indagine contro l’azienda incriminata. Nel video venivano mostrati i modi disumani con cui gli addetti dell’azienda si sfogavano contro gli animali, torturandoli in ogni modo possibile. Sarebbe stato un attivista dal gruppo animalisti, Compassion Over Killing, a girare i video e trasmetterli online. È stata ordinata la chiusura immediata dello stabilimento.

    La compagnia, davanti l’evidenza, ha preferito non rilasciare dichiarazioni sull’accaduto, nascondendosi dietro un “Non l’abbiamo visto”. Solo in un secondo momento, dopo le innumerevoli critiche, i portavoce dell’azienda ha dichiarato di essere a disposizione per punire i responsabili delle violenze inflitte ai poveri animali.

    LP

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