Latte materno, in Italia è troppo inquinato dalla diossina

Latte materno, in Italia è troppo inquinato dalla diossina

Il latte materno in Italia è a rischio, infatti sono stati ritrovati in esso degli agenti inquinanti e della diossina oltre i livelli di sicurezza

da in Alimentazione Sana, Inquinamento
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    La sicurezza alimentare non è qualcosa che può essere trascurata. Eppure delle recenti ricerche hanno espresso un certo allarme per i dati relativi ai contaminanti ambientali che sono stati riscontrati nel latte materno in Italia. Nel nostro Paese si è visto che i livelli di diossina presenti nel latte materno superano di gran lunga i limiti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e che sono pari a 14 picogrammi per grammo di grasso. In Italia la situazione è davvero preoccupante da questo punto di vista.

    Nello specifico i dati più allarmanti sono stati registrati in alcune aree contaminate come quella nei pressi della città di Taranto, nella quale sono stati riscontrati anche valori di 20 picogrammi per ogni grammo di grasso.

    Patrizia Gentilini, portavoce della campagna nazionale per la difesa del latte materno, ha fatto notare che è importante che le istituzioni prendano consapevolezza di questo problema “per non lasciare alla sorte il destino dei nostri figli, ma prendere in mano le redini del destino delle generazioni future e garantire loro il massimo“.

    In particolare si vuole cercare di rimediare attraverso l’introduzione di apposite etichette alimentari sui vari prodotti commestibili. Si pensa nello specifico di creare un marchio “dioxin free“, in modo che le donne in gravidanza e nella fase di allattamento possano scegliere gli alimenti più adatti.

    Inoltre sarebbe necessario attuare un biomonitoraggio del latte materno e del sangue cordonale, strategie già messe in atto negli altri Paesi europei. In questo modo si potrebbe arrivare anche ad una più specifica mappatura degli inquinanti, per procedere con azioni di prevenzione.

    D’altronde dobbiamo considerare che anche nella placenta, come nel latte materno, capita di ritrovare anche altri composti chimici nocivi, oltre alla diossina. Ad esempio sono stati ritrovati pesticidi, cadmio, ddt, piombo e altri metalli pesanti.

    Naturalmente tutto ciò nell’ambito della prevenzione va accompagnato da un attento monitoraggio ambientale, per controllare gli impianti che sono fonti di diossina nell’ambiente e in modo anche da evitare pratiche inquinanti come l’incenerimento dei rifiuti.

    Soltanto in questo modo si può giungere ad un impatto ambientale basso, che possa tenere conto anche della salute umana, oltre che dell’ecocompatibilità.

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