Ispra: Certificazioni ambientali in aumento in Italia

Cinquanta lavoratori dell'Ispra, ovvero l'Istituto Superiore di Protezione Ambientale, appreso del mancato rinnovo del contratto hanno occupato il tetto dell'Istituto in segno di protesta

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    ecolabel

    Negli ultimi tempi sembrerebbe che siano cambiate le abitudini dei consumatori che pur di spendere di più preferiscono acquistare prodotti garantiti da una valida certificazione ambientale. È quanto si apprende dall’ultimo Annuario dei dati ambientali di Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, effettuato sulla questione delle etichette italiane. Sembrerebbe dunque che i consumatori siano sempre alla ricerca di etichette che includono delle certificazioni ambientali. Per soddisfare i consumatori anche le aziende produttrici si stanno allineando alle nuove normative.

    Tra le etichette che garantiscono i prodotti verdi troviamo l’Ecolabel, un marchio comunitario nato nel 1992 e utilizzato per indicare i prodotti realizzati con il minimo impatto ambientale. Sarebbero circa 8.982 i prodotti e servizi che tra il 1998 e il 2010 sono stati venduti con questa etichetta. Altra certificazione, ben più nota, è quella UNI-EN-ISO 14001, utilizzata per la riduzione degli impatti ambientali, riduzione di emissioni, rifiuti e per assicurare il miglioramento della qualità ambientale attraverso strategie gestionali tecnologiche.

    Foto di Bossito

    LP

    Ispra: lavoratori precari protestano via webcam

    Ecco un’altra brutta vicenda che riguarda la (dis)occupazione lavorativa in tempo di crisi. Dopo il caso Eutelia, sta facendo scalpore in queste ultime 24 ore la storia dei ricercatori -precari- della Ispra (Istituto Superiore di Protezione Ambientale) che hanno fatto occupazione e sono saliti sul tetto dell’Istituto di Roma in segno di protesta.

    Sono persone che lavorano per l’ambiente, portano avanti una famiglia e dei valori. Hanno passato la prima notte all’addiaccio, ma continuano a non perdersi d’animo per sostenere la loro causa. E promettono che quella appena trascorsa non sarà l’ultima notte ma ce ne saranno delle altre, almeno fino a che le loro richieste non verranno in qualche modo accolte dall’Amministrazione.

    Quali sono le ragioni della protesta? Spieghiamolo subito. I ricercatori della Ispra sono saliti sui tetti per contestare il mancato rinnovo del contratto che alla fine di novembre lascerà quindi a casa 200 persone. Questi lavoratori salgono sui tetti, una quindicina per volta a rotazione, per un totale di 50 persone coinvolte attivamente. La coordinatrice della manifestazione, Michela Mannozzi, fa sentire la propria voce: “Nei prossimi giorni, oltre a mantenere il presidio sul tetto, ci rivolgeremo alla città di Roma e al Parlamento. Martedì il Ministro Stefania Prestigiacomo ha richiesto 1 miliardo di euro per l’ambiente, noi siamo interessati a sapere quanti di questi denari saranno destinati a Ispra e quanti alla ricerca, e quindi ai precari. Dal Ministro attendiamo l’intervento risolutivo per iniziare e concludere positivamente la trattativa che predisponga la continuazione dei contratti“. Intanto domani è previsto l’incontro con i sindacati Flc, Cgil e Uil.

    In forma ufficiosa, i precari sanno che il Ministero ha convocato una seduta straordinaria per affrontare questo problema. Le scadenze potranno essere messe in discussione, quindi. Ma la lotta non si ferma, anzi si espande: a tutti sarà possibile seguire minuto per minuto la protesta tramite webcam all’indirizzo http://it.justin.tv/precariispra.

    Immagini tratte da:

    leggo.it