Inquinamento: giapponesi a letto presto per tagliare le emissioni

Inquinamento: giapponesi a letto presto per tagliare le emissioni

In Giappone il Ministero per lo Sviluppo vuole indurre i cittadini ad andare a letto un'ora prima per risparmiare energia e ridurre le emissioni di carbonio

da in Emissioni, Inquinamento Ambientale
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    Il Giappone andrà a letto prima per ridurre le emissioni nocive

    Per cercare di contenere lo straordinario livello di inquinamento che tradizionalmente avvolge le metropoli giapponesi, il governo nipponico ha lanciato una innovativa campagna di comunicazione ambientale invitando i cittadini ad andare a letto un’ora prima al fine di ridurre le emissioni di carbonio, fortemente nocive per l’ambiente, e ridurre così l’impatto ambientale delle proprietà immobiliari abitative di Tokyo e dintorni.

    La campagna, sviluppata dal Ministero per lo Sviluppo, si basa sulla considerazione secondo cui andando a letto un’ora prima si ridurranno i consumi legati all’utilizzo della corrente elettrica notturna; di conseguenza, i giapponesi dovranno altresì svegliarsi un’ora prima, e godere così della luce mattutina in proporzione maggiore rispetto a quanto attualmente agito, tagliando pertanto – attraverso questo nuovo comportamento ecocompatibile - le emissioni di Co2.

    Il Ministero sostiene infatti che l’ammontare di diossido di carbonio potenzialmente risparmiato attraverso l’applicazione di questa nuova campagna ambientale potrebbe essere pari a circa il 20% di tutte le emissioni annue generate dalla luce richiesta nelle case giapponesi.

    E’ anche vero, tuttavia, che andare a letto presto e svegliarsi un’ora prima rappresenta un cambiamento culturale drastico, e non tutti i giapponesi saranno probabilmente disposti a modificare il proprio stile di vita per il bene dell’ecologia.

    La campagna sopra ricordata va comunque ad inserirsi in un lungo percorso di miglioramento della tutela ambientale avviato dal Ministero dello Sviluppo giapponese anni fa, al fine di ridurre le emissioni di Co2 del 25% rispetto ai livelli del 1990, entro la fine del decennio.

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