Inquinamento ambientale: a Rebibbia si lavora con la plastica

Inquinamento ambientale: a Rebibbia si lavora con la plastica

Le detenute del carcere di Rebibbia lavorano la plastica riciclata per creare borse

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    Per dare un contributo alla lotta contro l’inquinamento ambientale a Rebibbia si lavora con la plastica. Si tratta di un progetto ideato dalla Fao e dalla Onlus Ora d’Aria, che si propone di conciliare la tutela dell’ambiente con la possibilità di dare una mano concreto a chi sta in carcere. Nello specifico l’iniziativa coinvolge le detenute del carcere romano, che si occupano del riciclaggio della plastica, per creare delle borse dal design particolarmente originale. La creatività in sostanza a beneficio della salvaguardia dell’ambiente. Il tutto svolto in modo interessante.

    La plastica riciclata è quella che proviene dagli striscioni, poster e cartelloni ormai in disuso e che, invece di inquinare, possono costituire la base per un corretto riciclo. 11 modelli di borse, per un totale di più di 400 creazioni in due mesi di lavoro.

    Per il momento le borse sono in vendita presso il carcere, ma, se l’iniziativa riscuoterà maggiore successo, la vendita potrebbe essere estesa anche altrove.

    Non è la prima volta che le carceri vengono coinvolte nella gestione dei rifiuti. Si può ricordare per esempio il riciclaggio dei rifiuti elettronici nel carcere di Bollate. Le detenute di Rebibbia ricevono un’indennità per il lavoro svolto e hanno inoltre l’occasione di imparare un mestiere e sfruttare così le conoscenze apprese, una volta uscite di prigione.

    Si parla di un futuro caratterizzato dalla plastica senza petrolio per ridurre l’inquinamento ambientale. Intanto però iniziative come questa possono contribuire in maniera concreta a cercare di risolvere il problema dell’inquinamento puntando sulla sostenibilità ambientale.

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