Ilva di Taranto ultime notizie: “Tumori dovuti alle sigarette”, ma Bondi smentisce [FOTO]

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Enrico Bondi, commissario straordinario dell’Ilva di Taranto, ha smentito l'affermazione secondo la quale in una relazione si sarebbe parlato di casi di tumore nella città dovuti non all’inquinamento, ma al fumo di sigarette

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    Enrico Bondi


    Si continua a discutere dell’Ilva di Taranto. Enrico Bondi, commissario straordinario dell’Ilva, ha fatto delle affermazioni sulla notizia relativa alla consulenza tecnica che avrebbe richiesto, nella quale si affermava che la diffusione del tumore ai polmoni a Taranto non dipendesse dall’inquinamento, ma dal consumo eccessivo di sigarette.

    Bondi ha smentito la notizia, affermando di non aver mai detto, né scritto, che il tabacco fa più male delle emissioni dell’Ilva: “Le emissioni inquinanti dello stabilimento Ilva di Taranto hanno, a quanto risulta da indagini svolte in sede scientifica e dagli accertamenti disposti dalla magistratura, avuto rilevanti impatti anche sanitari“. Il passaggio che avrebbe scatenato le polemiche è quello in cui si faceva riferimento ai numerosi profili critici da tenere in considerazione.
    Tutto è iniziato quando il commissario straordinario dell’impianto ha inviato una lettera a Nichi Vendola, presidente della Regione, all’Arpa, all’Ares e all’Asl di Taranto. In questa relazione sarebbe stata contestata la correlazione tra l’inquinamento causato dall’Ilva e i casi di tumore riscontrati nella città. Secondo quanto sarebbe emerso dalla consulenza, sarebbe “erroneo e fuorviante attribuire gli accessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni”. Uno dei motivi delle malattie in aumento, secondo i tecnici, sarebbe stato invece da attribuire alla disponibilità di sigarette, che “era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia, dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ‘70”.
    Le affermazioni avevano scatenato le reazioni di alcuni esponenti politici, a partire dal ministro Orlando, che ha deciso di convocare Bondi per chiedere chiarimenti sulla questione. Anche il presidente della Regione Puglia Vendola ha espresso le sue perplessità sull’argomento. Vendola ha affermato di aspettarsi una presa di distanza maggiormente netta “dall’approccio negazionista che l’Ilva ha tenuto negli ultimi 20 anni”. Anche la senatrice del Partito Democratico Laura Puppato ha detto che chiederà presto il testo della consulenza e un’audizione di Bondi in Commissione Ambiente al Senato.

    Di recente all’Ilva sono stati fermati altri impianti. Nei primi giorni di luglio c’è stato uno stop di tre mesi per l’altoforno 2, per l’acciaieria 1 e per una parte dell’agglomerato, con tutti i servizi collegati. Il fermo è dovuto alla crisi del mercato siderurgico. La decisione è stata ufficializzata dal direttore delle relazioni industriali Enrico Martino, che ha provveduto a darne comunicazione ai sindacati.
    Aumentano, quindi, i lavoratori dell’industria inattivi: in totale circa 2.000. Dal punto di vista produttivo è come se si fosse fermata quasi metà della fabbrica e si è passati da una produzione giornaliera di ghisa di 17.000 tonnellate ad una di 15.000. Naturalmente in tutto questo è stata coinvolta anche la realizzazione dell’acciaio. Si è deciso di optare non per una cassa integrazione, ma per una gestione attraverso i contratti di solidarietà. In questo modo dovrebbe essere garantito un meccanismo di rotazione per gli operai, rivelandosi molto probabilmente una scelta meno penalizzante dal punto di vista economico.
    Nel frattempo si pensa anche ad organizzare un cambiamento nella struttura dell’Ilva. E’ possibile che vengano liquidati i fiduciari, 15 – 20 persone che svolgono la loro azione in maniera parallela alla direzione.

    Si tratta di una funzione di controllo sul personale, sugli impianti e sulla produzione. Secondo il commissario Enrico Bondi, non ci possono essere più commistioni. D’altronde la struttura parallela spesso aveva portato a dei conflitti.

    A maggio è stato arrestato il presidente della Provincia, Giovanni Florido, relativamente alla gestione della discarica Mater Gratiae da parte dell’Ilva. L’arresto è stato eseguito dalla Guardia di Finanza, in relazione all’inchiesta sui presunti favori allo stabilimento della città. L’accusa per Florido è stata di concussione. Il provvedimento è stato preso anche per altre tre persone che, secondo gli inquirenti, sarebbero coinvolte nella vicenda. Si tratta di Michele Conserva, ex assessore all’Ambiente alla Provincia di Taranto, di Vincenzo Specchia, ex segretario della stessa Provincia, e di Girolamo Archinà, ex dirigente dello stabilimento Ilva. Specchia è finito ai domiciliari, Conserva è finito in carcere, mentre ad Archinà il provvedimento è stato notificato nella casa circondariale in cui attualmente si trova. L’ex dirigente, infatti, era stato già arrestato alcuni mesi fa. L’accusa è stata di concussione anche nei confronti di Specchia e di Conserva. Quest’ultimo e il presidente della Provincia sono stati accusati di aver convinto, negli anni tra il 2006 e il 2011, alcuni dirigenti dell’ente al rilascio di alcune autorizzazioni. Queste ultime, relative alla discarica Mater Gratiae, gestita dall’Ilva di Taranto, sarebbero state rilasciate anche se c’era una carenza dei “requisiti tecnico-giuridici”. Per Girolamo Archinà, il dirigente dell’azienda, che si trova già in carcere dal novembre dello scorso anno, l’accusa è stata invece di concorso nel reato di concussione contestato alle altre persone coinvolte. Questi provvedimenti sono relativi alle indagini portate avanti negli ultimi tempi in relazione allo stabilimento di Taranto, che continua a suscitare parecchie polemiche.

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