Ilva di Taranto ultime notizie: tasso inquinamento in critico aumento

Al termine del vertice di Taranto, Clini si dichiara soddisfatto e afferma di chiedere le stesse cose del Gip in termini di tutela ambientale, tranne la chiusura dell'Ilva

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    ilva taranto caos

    Mentre il presidente Ferrante è stato reintegrato nell’incarico di custode secondo il volere decisionale del Tribunale del riesame emesso il 7 agosto, si registrano, ancora oggi, attività inquinanti a Taranto, dove la diffusione di polveri nelle zone urbane limitrofe all’area industriale dell’Ilva è piuttosto critica.

    A conferma di ciò arrivano i dati dell’Arpa secondo cui sarebbe stato superato il superamento del valore limite giornaliero di PM10 nelle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria di via Archimede e via Machiavelli nel quartiere Tamburi.

    Sarebbe il trasporto delle polveri, stoccate nei parchi minerali Ilva a causare l’alto tasso di inquinamento continuo e in critico aumento, per via anche del vento. L’agenzia avrebbe proposto come possibile soluzione la copertura dei parchi. Sarebbe in fase di realizzazione una sorta di barriera frangivento tra i parchi e la città.

    LP

    146 milioni per interventi ambientali

    In un incontro tenutosi ieri a Milano, il Cda dell’Ilva ha approvato il piano di investimenti ambientali di 146 milioni di euro. Un intervento concreto e tempestivo, come dichiara lo stesso presidente dell’industria, Bruno Ferrante. Stando a quanto si apprende da una nota del presidente stesse, alcuni interventi sarebbero già in corso di attuazione mentre gli altri che interessano l’area a caldo, ancora sotto sequestro, saranno valutati con i custodi e avviati quanto prima.

    Tra i vari sistemi d’intervento sono previsti il campionamento a lungo termine delle diossine, gli interventi sugli altiforni per una captazione efficace delle polveri, la barriera frangivento ai parchi minerari e l’adeguamento del raffreddatore rotante dell’impianto di agglomerazione con il potenziamento del sistema di captazione e aspirazione delle polveri.

    Nessun rischio di cassa integrazione

    Sebbene la produzione sia calata del 70 per cento gli altiforni e cokerie dell’Ilva continuano a lavorare. Nell’incontro tenutosi ieri con i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm di Taranto, il presidente Bruno Ferrante ha confermato che nonostante la burrasca giudiziaria che si sta scatenando sul colosso non sarebbe previsto alcun ricorso alla cassa integrazione.

    Una nota positiva che si spera allievi gli animi in fabbrica dove proprio nella giornata di ieri si sarebbe tenuta una nuova manifestazione dei rappresentanti del Comitato di Cittadini e lavoratori liberi e pensanti, gli stessi che il 2 agosto scorso avevano bloccato il comizio di Bonanni, Landini e Camusso. Il segretario della Fiom, Donato Stefanelli, ha sottolineato, inoltre, che i 146 milioni di euro messi dal gruppo Riva durante il vertice, non sarebbero ancora sufficienti per risanare gli impianti e che per raggiungere l’ecocompatibilità saranno necessari almeno alcuni miliardi di euro. L’unica sicurezza è quella che, almeno ad oggi, non vi sia un rischio di fermata degli impianti come sottolinea lo stesso Antonio Talò, segretario provinciale della Uilm.

    LP

    Fissato nuovo incontro coi pm”

    È previsto per giovedì prossimo, 23 agosto, l’incontro in procura tra il procuratore di Taranto, Franco Sebastio i Pm e i custodi giudiziari dell’Ilva, incaricati, questi ultimi, di decidere sul futuro degli impianti del siderurgico di Taranto.

    Obiettivo dell’incontro è quello di pianificare tutti gli interventi e procedere ai contatti con l’Ilva sulle misure che dovrebbero essere adottate per far si che gli impianti siano messi a norma. Il piano di risanamento sarà presentato ai sindacati nella stessa mattinata di giovedì, da Bruno Ferrante, presidente dell’Ilva.

    Secondo i giudici del tribunale del Riesame la direzione dell’azienda siderurgica di Taranto sarebbero stati sempre consapevoli del fatto che le attività fossero altamente inquinanti in quanto inosservanti delle norme di sicurezza dettate dalla legge e di quelle prescritte dai provvedimenti autorizzativi.

    LP

    Depositata la motivazione di sequestro dal Riesame”

    Questa mattina il tribunale del Riesame ha depositato le motivazioni che hanno confermato il sequestro degli impianti a caldo dello Stabilimento Ilva di Taranto, il 7 agosto. In quella data i giudici avevano confermato solo 3 degli otto arresti disposti dal gip Patrizia Todisco, ovvero Emilio e Fabio Riva e il direttore Luigi Capogrosso con il sequestro degli impianti del 26 luglio. I custodi giudiziari avevano il compito di garantire la sicurezza degli impianti e utilizzarli in funzione della realizzazione delle misure tecniche necessarie per evitare o ridurre situazioni di pericolo e avviare un monitoraggio sulle emissioni inquinanti. In un’ordinanza del 10 agosto il gip Todisco sottolineava che il sequestro era stato confermato ma che non vi fosse alcuna concessione della facoltà d’uso degli impianti sequestrati e che gli stessi andavano fermati. Diversa la posizione dei legali dello stabilimento in oggetto, secondo i quali il Riesame gli avrebbe riconosciuto la facoltà d’uso degli impianti, pertanto ancora in operativi.

    LP

    Clini: “D’accordo con il Gip, tranne che per la chiusura”

    Il ministro dell’Ambiente Clini, al termine del vertice di Taranto, si dichiara soddisfatto. Per lunedì 20 agosto è stato già fissato un altro incontro, in modo che si possa fare chiarezza sui risultati dell’indagine che è stata avviata sulle presunte collusioni del ministero con l’Ilva. Corrado Clini ha dichiarato che l’intenzione del Governo non è quella di convincere la magistratura. Il Governo vuole soltanto seguire le vie dettate dalla legge.

    Sull’argomento infatti esistono specifici provvedimenti stabiliti dall’Unione Europea, che impongono l’uso di tecnologie per la tutela ambientale e l’adeguamento alle regole volte alla sostenibilità ambientale. Clini ha messo in evidenza che si tratta degli stessi elementi richiesti dal Gip, tranne che per la chiusura dell’impianto.

    Il ministro ha fatto notare che i due percorsi seguiti, quello del ministero e quello della magistratura, sono paralleli, per questo lo stesso Clini si augura che ben presto ci sia una conciliazione e che tutto si risolva.

    GR

    La strategia del Governo per lo sviluppo sostenibile

    La questione dell’Ilva di Taranto sarà affrontata nell’ambito di un vertice presso la Prefettura della città. Al vertice parteciperanno anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Il Governo tenterà di illustrare la strategia che è stata messa a punto per cercare di conciliare le esigenze dell’occupazione e dell’economia italiana con quelle della salute dei cittadini. Intanto non manca l’esposizione di alcuni cartelloni, che fanno riferimento proprio ai danni alla salute provocati dall’impianto siderurgico.

    Alcuni cittadini, d’accordo con la decisione dei magistrati di chiudere l’impianto siderurgico, stanno facendo sentire la loro voce in piazza. In questa manifestazione di piazza è stato osservato anche un minuto di silenzio per le vittime dell’inquinamento. I ministri penserebbero alla possibilità di chiedere dei fondi europei per rendere più moderni gli impianti siderurgici. In questo modo si potrebbe conciliare sostenibilità ambientale e crescita dell’economia nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

    GR

    Sciopero di due ore con assemblea sulla statale

    È stato proclamato uno sciopero di due ore, dalle 10 alle 12 di quest’oggi, 16 agosto 2012, dai sindacati Fim, Cisl e Uilm Uil. Durante le due ore di astensione dal lavoro gli operai si incontreranno per un’assemblea sulla statale Appia, nei dintorni dell’Ilva per discutere sul rischio di chiusura dello stabilimento dopo il provvedimento di sequestro dell’area a caldo, disposto il 25 luglio dal gip Patrizia Todisco. È previsto, inoltre, un blocco della circolazione sulla strada statale che si trova nei pressi dell’azienda siderurgica.

    Nella mattinata di venerdì, inoltre, avrà luogo l’incontro in Prefettura tra i rappresentanti della Regione Puglia, delle amministrazioni locali coinvolte e dell’Autorità portuale con Corrado Passera e Corrado Clini, rispettivamente Ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente. A seguire, nel pomeriggio, Confindustria e sindacati incontreranno i due ministri.

    LP

    Clini: “Proseguiamo nel riesame dell’autorizzazione ambientale”

    Sull’Ilva di Taranto è intervenuto il ministro Clini nel corso di una audizione in Commissione alla Camera. Il ministro ha ripercorso l’iter della vicenda, mettendo in evidenza le varie tappe che si sono susseguite. Il ministro ha specificato che la linea che il Governo intende portare avanti è molto semplice: si intende proseguire nella procedura per il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale, che il Governo vuole concludere entro il 30 settembre. Inoltre Clini ha ribadito che non c’è nessuno scontro con la magistratura, anche perché in Italia non c’è una legge che attribuisce all’autorità giudiziaria il compito di monitoraggio ambientale e di rilascio delle autorizzazioni.

    Nel frattempo gli operai dello stabilimento scioperano contro il rischio della chiusura della fabbrica e Bruno Ferrante ha depositato due appelli e una richiesta di incidente di esecuzione al Tribunale del riesame di Taranto contro le ordinanze del Gip. Clini ha fatto notare che è evidente la divergenza tra il programma portato avanti dal Governo e dalle amministrazioni locali e la decisione del Gip.

    GR

    E’ caos dopo i provvedimenti della magistratura

    Il Governo ha deciso di fare ricorso alla Consulta, per riuscire a contestare i provvedimenti presi dalla magistratura e che mettono in pericolo gli impianti dell’Ilva di Taranto. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. Quest’ultimo ha fatto presente che la tutela della salute e dell’ambiente rappresentano dei valori fondamentali, che anche il Governo vuole portare avanti. Certe volte però le sentenze dei giudici, pur nel rispetto che il Governo vuole avere per esse, non sembrano proporzionate rispetto al fine legittimo che vogliono raggiungere.

    Proprio per questo il Governo vuole fare appello alla Corte Costituzionale, in modo da verificare se non sia stato privato del potere di fare politica industriale. Si tratta in questo caso di voler pensare alla sostenibilità ambientale, senza però arrivare all’eccesso opposto, che è rappresentato dal riuscire a mettere a rischio l’occupazione e le possibilità economiche per il nostro Paese. La chiave di tutto sta nel concetto dello sviluppo economico sostenibile.

    GR

    Le strategie per la bonifica dell’impianto

    Per bonificare gli impianti dell’Ilva di Taranto la procedura da attuare non è affatto semplice e comporterà anche parecchio tempo, almeno a detta degli esperti, che hanno preso in considerazione la situazione. In particolare dovranno essere adottati dei sistemi che consentano il continuo monitoraggio dei parametri inquinanti. Da questo punto di vista infatti lo stabilimento non si è adeguato in tutto e per tutto. Ad esempio per la fase di cokefazione sono indicati tre parametri di monitoraggio, ma non state messe in atto tutte le procedure necessarie.

    Una certa attenzione deve essere riservata anche alla fase di sinterizzazione dell’area agglomerazione, per il trattamento a umido dei fumi. C’è inoltre la necessità di acque volte al trattamento della produzione e di conseguenti impianti di depurazione delle acque stesse. Particolarmente importante sarà anche l’adozione di apposite tecnologie adatte ad una maggiore sostenibilità ambientale. Solo attraverso l’applicazione di queste strategie si potrà rimediare all’inquinamento ambientale creato dalla fabbrica.

    GR

    Confermato il sequestro degli impianti

    Gli impianti dell’Ilva di Taranto saranno sequestrati. Lo ha confermato il Tribunale del riesame di Taranto, intervenendo sulla questione dell’inquinamento ambientale. Si tratta comunque di una decisione che conferma parzialmente ciò che era stato stabilito precedentemente. Lo stabilimento industriale infatti non verrà fermato, ma continuerà a produrre acciaio e gli operai potranno continuare a lavorare. Il Tribunale del riesame ha disposto che rimanga il sequestro, ma l’azienda potrà continuare ad avere facoltà d’uso degli impianti.

    Per la bonifica degli impianti sono stati stanziati 336 milioni di euro. Adesso per quest’ultimo provvedimento che riguarda la bonifica ci sarà un’assegnazione alla commissione e poi il tutto verrà esaminato a settembre. Tra oggi, 7 agosto, e domani, 8 agosto, sarà convocata l’aula della Camera dei Deputati per l’annuncio del decreto che stabilisce i fondi da destinare alla bonifica. Un provvedimento veloce per garantire il recupero ambientale della zona interessata.

    GR

    Ilva Taranto, ultime notizie: si attende la decisione del riesame

    Dopo l’udienza di tre giorni fa, le transenne, poste davanti il tribunale del riesame di Taranto, ancora non sono state rimosse. Tutti sono in attesa di conoscere il verdetto della decisione dei giudici sui ricorsi dell’Ilva, avanzata contro il sequestro degli impianti dell’area e quelli dei difensori degli ex dirigenti e attuali, arrestati. Il termine ultimo per la decisione è dopodomani, ovvero 9 agosto. Nell’attesa della decisione dei giudici, si è tenuto alla Regione di Bari, un vertice per discutere sugli impegni che l’azienda dovrà prendersi per ridurre l’inquinamento di Taranto. L’incontro di Bari si è tenuto per trattare di monitoraggio emissioni, benzopirene e parchi minerali. All’incontro erano presenti diversi rappresentanti dell’Ilva, dell’Arpa Pugliese, dell’Asl di Taranto, dell’Avvocatura regionale, oltre a esponenti del governo, tecnici regionali e l’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente, Lorenzo Nicastro.

    La chiusura dell’Ilva di Taranto comporterebbe la chiusura anche a Genova e Novi Ligure. A dirlo, durante un’audizione parlamentare, è stato il presidente della società siderurgica Bruno Ferrante. Anche Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, rispondendo alle polemiche secondo cui sull’Ilva di Taranto ci sia stata una sorte di combine, ha dichiarato che certe accuse non andrebbero fatte su una questione che coinvolge oltre 20mila famiglie.

    LP

    Clini coinvolto in un’intercettazione

    Non si fermano le polemiche sull’Ilva di Taranto. Adesso è venuta fuori anche la trascrizione di un’intercettazione telefonica, in cui è implicato anche il ministro Clini. L’intercettazione è stata pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno: un dirigente ed ex pr dell’Ilva, Girolamo Archinà, parla con un altro dirigente sul bisogno di ottenere dal ministro dell’Ambiente l’autorizzazione integrata ambientale. A questo proposito, riferendosi a Clini, Archinà dice “è un uomo nostro”. Tuttavia nella versione dell’intercettazione depositata non ci sarebbe un esplicito riferimento a Clini.

    Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, ha chiesto a Clini di fare chiarezza sulla questione. Clini smentisce ogni accusa, affermando di non aver mai avuto a che fare con i dirigenti dell’Ilva e di non essersi occupato dell’autorizzazione integrata ambientale. Le presunte conoscenze ministeriali di cui si parla rappresentano un aspetto poco chiaro e, se fossero vere, hanno costituito una vera minaccia alla sostenibilità ambientale.

    GR

    Sbloccati 336 milioni: via libera al decreto

    La prova evidente di salvare l’Ilva di Taranto, arriva direttamente da Roma, con un segnale chiaro. Proprio mentre il tribunale del Riesame di Taranto, era in procinto di vagliare l’istanza dei legali dell’azienda per il dissequestro del polo siderurgico, il Cipe ha approvato la delibera che stanzia buona parte delle risorse per il risanamento e la bonifica dell’area. Un primo segnale importante, seguito da un altro altrettanto importante in Consiglio dei ministri, ovvero il varo di una legge il cui obiettivo è quello di svincolare almeno una tranche delle risorse e individua la figura di un commissario straordinario. In questo caso, ovvero quello del commissario straordinario, potrebbe trattarsi del governatore della Puglia Nichi Vendola. È necessario partire in tempi brevi con gli interventi previsti dal protocollo d’intesa siglato il 26 luglio con gli enti locali e con la Regione Puglia, al fine di sbloccare 336milioni, di cui 7 a carico dell’azienda, secondo quanto previsto dal piano.

    LP

    Clini: “Una misura d’urgenza per la tutela ambientale”

    Sull’Ilva di Taranto il ministro dell’Ambiente Clini si è impegnato ad attuare delle misure d’urgenza, in modo da introdurre una vera e propria azione di tutela ambientale sul territorio interessato dal caso. Clini ha assicurato che porterà in Consiglio dei Ministri un provvedimento per la bonifica e per la sostenibilità ambientale. Ancora è in corso di valutazione se il tutto sarà rappresentato da un decreto legge o da un’ordinanza di protezione civile. In ogni caso si deciderà per un provvedimento in grado di essere attuato in maniera semplificata e di rendere concreto il protocollo d’intesa che il Governo ha stabilito con le autorità regionali. Le dichiarazioni di Clini sono state accolte in maniera positiva dalle forze politiche: sia Pierluigi Bersani che Angelino Alfano si sono mostrati favorevoli.

    Intanto a Taranto i comitati “Legamjonici” e “Taranto lider” hanno dichiarato che l’ordinanza di sequestro è un’infusione di speranza per il futuro, soprattutto per la tutela della salute di chi lavora nello stabilimento.

    GR

    Contestazioni in piazza tra sindacati e operai

    Si è conclusa la manifestazione sindacale inseguito all’incursione con fumogeni in piazza della Vittoria, durante il comizio dei leader sindacali confederali. È stato necessario l’intervento di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, per impedire ai contestatori di Cobas di raggiungere il palco dove si teneva il comizio, mentre in quel momento si teneva il discorso del segretario Fiom Landini. I contestatori avrebbero raggiunto la piazza a bordo di un furgoncino dal quale diffondevano fumogeni colorati. Si tratterebbe di incursori che sostengono la chiusura dell’Ilva per ostacolare e porre fine alla diffusione di inquinanti. Il gruppo, inoltre, contesta la posizione dei sindacati che vogliono salvaguardare il benessere dell’ambiente e il lavoro.

    LP

    Ilva di Taranto, stanziate le risorse per la bonifica del territorio

    La questione dell’Ilva di Taranto prevede adesso di essere risolta con un piano di bonifica del territorio, che verrà realizzato in cinque anni. Sono state stanziate a questo scopo delle precise risorse. Si tratta di 336 milioni di euro. Il ministro dell’Ambiente, il ministro dello Sviluppo, la Regione Puglia e il Comune di Taranto hanno firmato un protocollo d’intesa e hanno stabilito la formazione di un coordinamento misto, in modo che il Governo e la Regione possano calcolare i tempi per salvare il sito dall’inquinamento ambientale.

    A cura di Gianluca Rini

    Il piano prevede il rilancio del polo industriale, operazioni di bonifica e misure per dare maggiori incentivi alle imprese che punteranno sulle ecotecnologie.

    Secondo ciò che ha detto il ministro Clini, l’intesa ci sarebbe. Clini ha infatti dichiarato: “Martedì riporteremo gli impegni finanziari sottoscritti con il protocollo. Il modo migliore per affrontare il conflitto tra ambiente e lavoro è proseguire nel miglioramento degli impianti e nell’allineamento alle regole europee. Il percorso di risanamento deve andare avanti perché non possiamo rischiare di perdere questo presidio tecnologico in una fase così delicata per il nostro Paese. Gli effetti si ripercuoterebbero su tutta l’economia perché i mercati non aspettano“.

    Il ministro dell’Ambiente ha anche dichiarato che il Governo è d’accordo sulla continuità produttiva, ma non può esimersi dal mettere in atto una procedura di messa in sicurezza, nonostante questa si riveli lunga e complessa.

    Gli interventi ambientali in questo caso sono veramente importanti nell’ottica di una strategia di sviluppo sostenibile.

    Lo sciopero degli operai è sospeso

    A cura di Gianluca Rini

    Gli operai dell’Ilva di Taranto hanno deciso di sospendere lo sciopero e di ritornare a lavorare. Alle 6:30 di oggi, 28 luglio, si è rientrati in fabbrica, mettendo fine, almeno momentaneamente, alle proteste contro le ordinanze di sequestro dello stabilimento siderurgico. Sono stati inoltre rimossi i blocchi stradali che gli operai avevano predisposto in segno di protesta. I lavoratori chiedono certezze sul loro futuro occupazionale, per questo è stata decisa un’altra manifestazione con assemblea pubblica per il 2 agosto, alla vigilia del riesame sui ricorsi presentati da Ilva sulla volontà di sequestro della fabbrica.

    Gli operai dell’Ilva sembrano davvero essere decisi a tutto, per evitare di perdere il loro lavoro. Ed è giustamente un atteggiamento comprensibile, specialmente alla luce dell’attuale crisi economica. Eppure si deve pensare alla sostenibilità ambientale, che comunque occupa un ruolo di fondamentale importanza e che non dovrebbe essere trascurata.

    La soluzione sarebbe quella di una mediazione che possa tutelare gli interessi dei lavoratori e allo stesso tempo garantire la salvaguardia dell’ambiente e la salute degli abitanti della zona. È questa l’idea che sta alla base del concetto di sviluppo sostenibile, che dovrebbe essere tenuto presente come punto di riferimento anche nel caso dello sviluppo industriale.

    Partendo dalla volontà di voler garantire lo sviluppo sostenibile, si può raggiungere l’obiettivo comune di prestare attenzione al rispetto dell’ambiente in cui viviamo e assicurare quella crescita economica, di cui il nostro Paese ha tanto bisogno per andare avanti.

    Lo sciopero degli operai

    A cura di Gianluca Rini

    L’Ilva di Taranto è stata sequestrata, almeno per ciò che riguarda le parti più importanti, e intanto prosegue lo sciopero ad oltranza da parte degli operai che vedono messi a rischio il loro futuro occupazionale. Oggi, 27 luglio, si è svolta un’assemblea che ha coinvolto i lavoratori dello stabilimento siderurgico, imputato nella questione del disastro ambientale provocato dall’inquinamento. La situazione è molto tesa e i segretari nazionali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno chiesto al governo di mantenere l’attenzione sulla vicenda: a rischiare di perdere il posto di lavoro sono circa 12.000 operai.

    Si preannunciano altri blocchi stradali, dopo quelli di ieri 26 luglio. Potrebbero essere interessate anche la via per Statte, la statale 106 jonica per Reggio Calabria, il ponte girevole, la strada per San Giorgio.

    Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, intervenendo sulla questione della sostenibilità ambientale, ha specificato: “Il disastro ecologico vero è lasciare l’impianto fermo. Per ambientizzarlo è necessario farlo marciare, altrimenti sarà impossibile bonificare.”

    Inoltre Palombella ha fatto presente: “Nessuno si aspettava una cosa del genere. Ritengo ingiusto e ingeneroso far passare il concetto che lo stabilimento sia all’anno zero dal punto di vista del rispetto ambientale. Negli ultimi quindici anni, in concomitanza con la privatizzazione e soprattutto con il crescere di una cultura ecologista, lo stabilimento è stato ammodernato con degli investimenti massicci. Anche perché un impianto del genere, senza investimenti, sarebbe crollato su se stesso.”

    Gli operai bloccano le strade

    A cura di Gianluca Rini

    La questione dell’Ilva di Taranto ha fatto scoppiare non solo le polemiche, ma adesso è arrivato anche un vero e proprio sciopero organizzato da alcune sigle sindacali, che ha portato gli operari a far sentire la loro protesta contro la chiusura dello stabilimento e il loro incerto futuro in termini di occupazione. Gli operai hanno bloccato gli accessi alla statale 106 per la Calabria e alla statele 7 Appia per Bari. Si resta in attesa della decisione della magistratura sulla sorte della fabbrica siderurgica. Il gioco c’è la tutela ambientale della zona e la salvaguardia della salute dei cittadini.

    Recenti ricerche hanno confermato come gli abitanti del luogo riportano valori elevati di piombo nelle urine e che il rischio di essere affetti da tumori è particolarmente alto. Non si contano i danni in termini di inquinamento, per quello che si può definire un vero e proprio disastro ambientale. Eppure si continua a protestare contro la chiusura dello stabilimento.

    Mimmo Panarelli, segretario territoriale della Fim Cisl di Taranto, ha fatto presente: “La tensione in fabbrica non è più sostenibile ed è per questo che abbiamo deciso di organizzare sciopero e presidi. Noi siamo convinti di una cosa molto chiara: chi sostiene che è possibile fermare l’area a caldo dello stabilimento e che può esistere solo l’area a freddo non sa quello che dice. Questo è uno stabilimento a ciclo integrale: se si chiude l’area a caldo, deve chiudere l’intero sito. E sarà la morte di Taranto.”

    È difficile scegliere fra la tutela ambientale e, specialmente in tempi di crisi economica, il lavoro di molti operai. È chiaro comunque che una soluzione deve essere trovata, per scongiurare le conseguenze assurde di una vicenda di inquinamento ambientale molto grave.

    Una ricerca rivela troppo piombo nelle urine e aumento rischio cancro

    A cura di Gianluca Rini

    Gli inquirenti indagano sull’ipotesi di disastro ambientale per quanto riguarda la situazione dell’Ilva di Taranto. Una ricerca inglese ha messo in rilievo i risultati di studi condotti sulle persone che abitano a Taranto. La ricerca è perfettamente in linea con quanto stabilito dai periti del tribunale di Taranto. Secondo le perizie, nei pressi dell’Ilva c’è un’eccessiva mortalità per patologie tumorali e “un eccesso di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie”, oltre ai pericoli per la salute degli operai che lavorano nella struttura.

    La ricerca che è stata presentata a Oxford mira proprio ad analizzare lo stato di salute degli abitanti di Taranto. Secondo lo studio, presentato dall’associazione Peacelink, “nelle urine dei tarantini è stata riscontrata la presenza del piombo, sostanza neurotossica e cancerogena“.

    Dei segnali evidenti, quindi, dello stato di inquinamento ambientale provocato dall’impianto. Nell’attesa di ulteriori provvedimenti giudiziari ed eventualmente del sequestro della struttura, comunque, la direzione dell’Ilva spiega di voler ricominciare l’attività del Treno Nastri 1, che era stata fermata lo scorso 10 giugno.

    L’Ilva spiega che l’impianto sarà produttivo a partire da settembre, con 21 turni settimanali e con 232 unità. La ricerca presentata da Peacelink è stata condotta su un campione di 67 uomini e 74 donne di Taranto. Nelle urine si è riscontrato un valore medio di piombo corrispondente a 10,8 microgrammi/litro, quando in condizioni normali di salute il valore in questione dovrebbe essere compreso tra 0,5 e 3,5 microgrammi/litro.

    Attesa per la decisione sul sequestro dell’area

    A cura di Gianluca Rini

    Grande attesa per ciò che riguarda l’Ilva di Taranto e la decisione che il gip Patrizia Todisco dovrà prendere in merito al sequestro dell’area che interessa il noto stabilimento siderurgico. La procura ha mosso nei confronti dello stabilimento industriale un’accusa precisa: disastro ambientale. Adesso si teme per la sorte dell’intero settore sul territorio e per i molti posti di lavoro a rischio. Tutto ciò sta portando ad una situazione di ineguagliabile tensione, perché è difficile riuscire a coniugare le possibilità di lavoro legate allo stabilimento e la sostenibilità ambientale.

    Eppure si tratta di uno sforzo e di un tentativo che andrebbero fatti, perché rappresentano la strada verso una soluzione importante, che andrebbe anche a scongiurare la perdita del lavoro per molte persone, puntando tutto sullo sviluppo sostenibile.

    Gino Marasco, rsu della Uilm, ha spiegato a questo proposito: “Siamo operai e sul nostro lavoro abbiamo costruito un progetto di vita. Siamo a un passo dal panico. C’è chi corre a chiedere l’anticipazione del tfr e chi si dispera per il prestito o per il mutuo. Il nervosismo è palpabile perché noi non possiamo accettare la morte della fabbrica. Siamo tutti d’accordo a scendere in strada per difendere la nostra vita”.

    Il problema è veramente complesso, perché non si può continuare ad assistere senza intervenire ad una forma di inquinamento ambientale di grosse dimensioni. Allo stesso tempo non è affatto facile, in un periodo di crisi economica, permettere la perdita di numerosi posti di lavoro.

    Solo un progetto di salvaguardia dell’ambiente incentrato proprio sulla fabbrica potrebbe permettere di risolvere il caso senza traumi.

    Cosa fare contro l’inquinamento ambientale?

    Domande che per ora non hanno risposta. Ma sono domande che pesano come macigni e gravitano su una città, i suoi abitanti, e sul territorio. Come risolvere l’inquinamento ambientale causato dall’Ilva di Taranto? Il procuratore capo, Franco Sebastio, è arrivato a scrivere al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini e al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per cercare una risposta. La missiva è indirizzata anche al sindaco e al presidente della provincia, e arriva proprio dopo una maxi perizia ambientale dove si riscontra tutta la gravità dell’impatto ambientale che l’Ilva ha avuto e continua ad avere sul territorio.

    La perizia, infatti, mira a lanciare l’allarme su una situazione che definire grave è poco: l’Iva diffonde gas, polveri, sostanze tossiche, vapori, un mix terribile per lo stato di salute dei lavoratori dello stabilimento ma anche per tutta la popolazione locale. Le polveri, in particolare, si diffondono indiscriminatamente all’aria aperta, contaminando terreni agricoli, aree verdi, persone con problemi respiratori (che possono dunque solo andare ad aggravarsi).

    Stiamo parlando di 668 tonnellate di polveri che annualmente contribuiscono all’inquinamento dell’aria, e anche a minare la vita degli animali: questo è un aspetto nuovo, solitamente trascurato, che appare evidente confrontando le analisi degli animali abbattuti un po’ di tempo fa per gli eccessi livelli di diossina ritrovati nell’organismo. Nessuno aveva mai, finora, provato lo stretto nesso che lega l’inquinamento ambientale causato dall’Ilva ai livelli alternati di queste specie di animali: un dato che, oltre che in sede giudiziaria, deve essere portato all’attenzione dei cittadini.

    Un pool di esperti inoltre, nelle prossime settimane dovrebbe consegnare un documento di verifica circa la salute dei tarantini in correlazioni alle emissioni prodotte dall’azienda. Cosa si può fare, dunque? Il rischio è di impantanarsi nell’annoso dibattito tra salvaguardia del posto di lavoro e tutela della salute, un dibattito che anche dopo le recenti parole di Monti non potrà portare che a una pericolosa e inutile contrapposizione, senza aiutare di fatto né i cittadini a vivere in un ambiente più sano né i lavoratori a vivere con serenità la propria professione.

    photo: roswell_art