Il Delta del Po’ come nuova zona industriale? Il rischio è concreto

Il Delta del Po’ come nuova zona industriale? Il rischio è concreto

Il Delta del Po’ come nuova zona industriale? Il bivio è notevole: da una parte, uno sviluppo economico correlato alla produzione di energia con nuove centrali elettriche, ma dall’altra parte c’è un’agricoltura biologica di grande pregio e un forte rischio di inquinamento delle acque del fiume, con conseguenze devastanti sulla produzione di alimenti biologici

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    Il Delta del Po’ rischia di diventare una nuova zona industriale: favorendo l’occupazione e lo sviluppo economico di una zona depressa, certo, ma a totale discapito di un ecosistema unico al mondo che andrebbe tutelato. L’area industriale sarebbe costituita dalla conversione dell’impianto di Porto Tolle, nel Polesine, che però vedrebbe il totale e pieno coinvolgimento dell’intera area.

    In effetti, lo sviluppo di centrali elettriche nell’area presupporrebbe lo sviluppo di colture intensive per alimentare la produzione di energia, a totale discapito dell’ottima fertilità del terreno e di una agricoltura biologica di grande pregio. L’allarme, lanciato da Legambiente, prevede banchetti informativi in piazza ad Adria, nel territorio rodigino: al grido di “non svendiamo la terra al miglior offerente”, si cerca di coinvolgere la popolazione e gli stessi coltivatori verso la produzione di alimenti biologici.

    L’incentivo economico delle colture intensive è sicuramente allettante -soprattutto in un momento di crisi economica così acuto- ma manca di lungimiranza, portando di fatto alla distruzione del futuro agricolo dell’area. L’impatto ambientale rischia così di distruggere la conformazione naturale del territorio, con conseguenze che potranno abbattersi perfino sul fiume e, si teme, con effetti devastanti sull’inquinamento delle acque.

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