Greenpeace attacca Shell: “Niente più petroliere in Alaska”. Il giudice glielo nega

Greenpeace attacca Shell: “Niente più petroliere in Alaska”. Il giudice glielo nega

greenpeace shell alaska

Greenpeace non potrà avvicinare le navi di Shell in Alaska. Il tutto è il frutto della decisione di un giudice, che ha deciso così di fermare i tentativi degli attivisti ambientalisti di impedire alla società petrolifera di deturpare l’ambiente incontaminato dell’Alaska con le trivellazioni per la ricerca del petrolio. Si tratta di una restrizione del provvedimento, perché già precedentemente una sentenza aveva impedito agli ambientalisti di avvicinarsi più di 12 miglia da qualunque piattaforma petrolifera o nave della Shell.

Il divieto adesso è stato ampliato: Greenpeace dovrà rispettare un divieto di avvicinamento alle petroliere Shell pari a 200 miglia. Tutto ciò non significa altro che ribadire che Greenpeace non potrà più impedire alla Shell di portare avanti la sua attività di ricerca del petrolio in un ambiente come quello dell’Alaska, che dovrebbe costituire un patrimonio ambientale da tutelare.

La decisione del giudice di Anchorage, Sharon Gleason, non fa altro che impedire un tentativo di conservazione ambientale, il cui sforzo non è affatto indifferente.

Da parte sua la Shell ha fatto notare: “Gli attivisti di Greenpeace hanno costantemente messo in pericolo la sicurezza degli equipaggi della Shell e questo provvedimento funzionerà come ulteriore misura di sicurezza per il nostro personale e per i nostri interessi durante la stagione di trivellazione estiva“.

A chi sta a cuore l’ambiente la decisione del giudice appare veramente ingiusta. Non si può pensare che una nota associazione ambientalista non abbia il diritto di lottare per una giusta causa, come può essere quella della difesa di un ambiente che è e dovrebbe restare incontaminato.

È chiaro che Shell vuole difendere i propri interessi, ma non si possono dimenticare le misure che dovrebbero essere prese a favore della sostenibilità ambientale. Non è infatti possibile che si difendano esclusivamente le ragioni di chi rischia di creare un impatto ambientale molto forte, in grado di mettere in pericolo gli equilibri naturali di un intero ecosistema.

Sono da mettere sul piatto della bilancia tutela ambientale e interessi petroliferi e poi si deve scegliere a cosa dare maggiore peso. La salvaguardia dell’ambiente dovrebbe occupare il primo posto, ma siamo sicuri che si è fatto veramente di tutto per garantirla?

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Gio 31/05/2012 da

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