Green Hill: processo rinviato al 29 ottobre [FOTO]

Green Hill: processo rinviato al 29 ottobre [FOTO]

E' stato rinviato al 29 ottobre il processo relativo al caso di Green Hill

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    Dopo la chiusura di Green Hill, sarebbe dovuto iniziare il processo a Brescia, relativamente a questo caso che tanto ha fatto parlare l’opinione pubblica. Sono stati citati in giudizio i gestori, il direttore della struttura e il veterinario del centro. Nessuna di queste persone si è presentata in aula e il processo è stato rimandato al 29 ottobre, anche perché si sono riscontrati dei vizi formali nei documenti. Intervenendo in queste ore, la Lav ha affermato che si trattava di un vero e proprio campo di concentramento. L’accusa è molto chiara, perché gli imputati sono stati indicati come coloro che con più azioni e senza necessità hanno privato i 2.639 cani chiusi nel centro di tutte quelle attività vitali e insopprimibili per la loro specie.

    Gli animali sarebbero stati sottoposti a dei comportamenti che sono insopportabili per le loro caratteristiche etologiche. Il risultato sarebbe stato quello di uno stress cronico, che ha avuto come obiettivo soltanto quello di abbattere i costi di impresa. Anche l’ambiente in cui questi animali erano racchiusi è stato definito come completamente inadeguato ai bisogni espressivi comportamentali della specie. A questo proposito, riguardo alle torture a cui i cani venivano sottoposti, la Lav ha segnalato che, come è stato fatto notare nei documenti di indagine, per i cani non venivano usati microchip, ma venivano tatuati con gli aghi. Le loro unghie venivano tagliate fino alla base, provocando la rottura dei vasi sanguigni. A causa di tutte queste pratiche agli atti sono state ascritte anche la morte di 104 cani e la soppressione di altri 54. La stessa Lega Antivivisezione si è ritenuta parte offesa. Il presidente della Lav si è detto convinto che le prove raccolte non possano lasciare dubbi sulla sentenza.

    In Nevada nove beagle sono stati liberati dal laboratorio in cui si trovavano. E’ una storia molto toccante quella di questi cani, che hanno vissuto per anni chiusi all’interno di alcune gabbie e che finalmente sono stati liberati, dopo tanto tempo e tanta sofferenza. I cani erano sottoposti a visite mediche e a test, che consistevano nelle uniche uscite dalle gabbie in cui sono stati rinchiusi per diversi anni. La liberazione è avvenuta grazie all’impegno del senatore Mark Manedo, che da molto tempo si dedica a queste tematiche.

    Finalmente i nove beagle adesso possono assaporare un po’ di libertà e potranno usufruire dell’affetto e delle cure di una vera famiglia. I cagnolini inizieranno, quindi, una nuova vita, completamente differente da quella che hanno vissuto rinchiusi nelle gabbie del laboratorio in questione. Gli animaletti stanno bene dal punto di vista fisico, ma lo stesso non si può dire per quanto riguarda l’aspetto emotivo. Sicuramente servirà parecchio tempo prima che possano andare oltre le esperienze che hanno vissuto all’interno del laboratorio. I volontari dell’associazione Beagle Freedom Project si sono presi cura dei cagnolini, che, presi in braccio, sono stati portati subito su un prato. Dal video che è stato diffuso si può vedere la reazione degli animali alla vista della libertà. Inizialmente si sono mostrati timorosi, facendo pochi passi con molta attenzione. Poi a poco a poco si sono rilassati e hanno iniziato ad esplorare lo spazio. Uno dei beagle, Mr. Sammy, ha voluto perfino fare un tuffo in piscina. Una reazione comprensibile, se teniamo conto del fatto che i cani sono stati rinchiusi per tanto tempo all’interno delle gabbie del laboratorio.

    Sono passati due anni dalla vicenda di Green Hill e, dopo la liberazione dei cani dall’allevamento in questione, si vuole ricordare il tutto con una serie di manifestazioni, che si sono svolte in questi giorni in varie parti d’Italia. L’obiettivo è quello di riflettere ancora una volta sul caso che ha destato parecchie polemiche e che ha visto impegnate molte associazioni di animalisti a difesa di quegli esseri viventi sottoposti ad un vero e proprio regime carcerario.

    Due anni fa, proprio il 28 aprile, le manifestazioni di chi ha a cuore la tutela dei diritti degli animali sono diventate il simbolo di chi vuole dire un forte e deciso no alla vivisezione.

    Proprio quel giorno, in seguito alle proteste degli animalisti, fu possibile introdursi nell’allevamento e liberare i cani. Quella volta ci furono 12 persone sottoposte agli arresti con accuse diverse, anche se la volontà più importante fu quella che portò avanti l’intenzione di non arrivare allo scontro fisico. La liberazione di tutti i cani di Green Hill avvenne nel luglio del 2012. In ogni caso, come sottolineano gli animalisti, ci sono ancora alcuni passi essenziali da compiere. Oggi in Italia sono vietati gli allevamenti di cani, gatti e primati per la vivisezione. Tuttavia ancora non è stata vietata l’importazione di animali per la sperimentazione e ci sono altre specie che continuano ad essere appositamente allevate. Per questo è ancora necessario portare avanti un’accurata opera di sensibilizzazione. In questo senso si è deciso di organizzare una manifestazione per il 26 luglio, che può essere considerato a tutti gli effetti il giorno, in cui è iniziata la liberazione ufficiale dei cani.

    La vicenda si era conclusa con l’adozione dei beagle e la finale vittoria degli animalisti, in seguito ad un decreto firmato dalla Procura della Repubblica di Brescia. Il provvedimento ha sancito l’affidamento definitivo di 300 cani, che erano stati precedentemente dati provvisoriamente. Gli esponenti di Legambiente si sono dichiarati molto soddisfatti e hanno ritenuto che la procedura abbia rappresentato un punto di riferimento fondamentale anche per le altre famiglie affidatarie dei 3.000 animali che provengono dall’allevamento di Green Hill. E’ stata vinta la battaglia contro il maltrattamento degli animali e non soltanto dal punto di vista legislativo. Il tutto, infatti, è sentito come una conquista sociale, che può fungere da trampolino di lancio verso una più concreta sensibilizzazione nei confronti della tutela. Nel frattempo si avvicinano anche i tempi per sottoporre a giudizio i vertici del canile-lager.

    Il Pubblico Ministero del Tribunale di Brescia ha richiesto che venga fissata la data del processo per Ghislaine Rondot, Roberto Bravi, Renzo Graziosi e Bernard Gotti. Si tratta rispettivamente dell’amministratrice, del direttore, del veterinario e di un manager della multinazionale di riferimento. E’ intervenuta anche Ilaria Innocenti, responsabile della Lav, che ha spiegato come l’inchiesta sia riuscita a mettere in evidenza che la soppressione dei cuccioli abbia avuto atto senza che ce ne fosse la necessità.

    Poco tempo fa l’azienda Marshall ha rinunciato ad effettuare un ricorso in Corte di Cassazione contro il sequestro dei beagle di Green Hill. Attraverso questa rinuncia si è riusciti a mettere fine ad una vicenda tormentata e triste degli animali destinati alla sperimentazione. Alcune famiglie hanno chiesto in custodia giudiziaria i cani. Molto probabilmente la ditta si è accorta di non avere possibilità di uscita, anche perché nel frattempo l’opinione pubblica si è fatta sentire in maniera notevole, organizzando anche una fiaccolata di protesta, che ha visto la partecipazione di 2.000 persone. L’affido dei cagnolini, per l’Ente nazionale protezione animali, è stato un passo essenziale.

    Il Corpo Forestale dello Stato, dopo alterne vicende e molte proteste degli animalisti, ha proceduto a mettere sotto sequestro la struttura all’interno della quale erano rinchiusi i beagle. La Forestale ha optato per questa soluzione dopo un’ispezione che è stata compiuta all’interno dell’edificio a Montichiari, una località in provincia di Brescia. In quell’occasione c’era stato anche l’intervento del nucleo investigativo per i reati in danno agli animali e della questura di Brescia. Complessivamente è stata resa inutilizzabile una superficie di quasi 5 ettari di terreno, fra locali vari, capannoni ed uffici. L’azione delle autorità nei confronti dell’allevamento da molti contestato ha rappresentato il punto di svolta di un percorso tortuoso e complesso, che ha visto impegnate le associazioni che si occupano della tutela degli animali.

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