Gli impianti fotovoltaici solo per risparmiare. E la coscienza ecologica?

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Gli impianti fotovoltaici spesso vengono scelti solo per risparmiare. E la coscienza ecologica? Una domanda difficile a cui rispondere, ma che comunque sembra regolare l’atteggiamento che gli Italiani manifestano nei confronti degli impianti solari. È ciò che emerge da un’indagine portata avanti dall’azienda americana SunPower. In sostanza i nostri connazionali sembrano essere poco spinti a ricorrere all’energia solare per ottemperare ad obiettivi relativi alla sostenibilità ambientale. Eppure il nostro Paese è interessato da un boom di richieste che riguardano il fotovoltaico.

Il risparmio di energia serve solo a ridurre la bolletta? Gli Italiani non dovrebbero essere così impreparati sull’argomento, visto che sono state condotte tante opere di sensibilizzazione ambientale, volte a generare una certa consapevolezza sui vantaggi determinati dall’uso dell’energia pulita in termini di efficienza energetica e di ridotto impatto ambientale.

Si sa che in Italia l’impiego dell’energia solare comporta vantaggi e svantaggi, ma gli Italiani tengono in considerazione l’utilità dei pannelli solari. Per questo il mercato italiano si rivela un settore di successo per ciò che concerne i pannelli fotovoltaici. Non si tratta, in tema di impatto ambientale, di regole e definizioni per vivere a impatto zero? In particolare gli Italiani puntano sia ai pannelli montati sui tetti che a quelli da installare al suolo.

Secondo il parere delle principali aziende internazionali che operano nel campo del fotovoltaico, l’Italia si prepara a diventare uno dei Paesi più importanti per quanto riguarda il settore. Ottime prospettive si attendono in questo senso anche dagli obiettivi fissati dal Quarto Conto Energia.

Mer 27/07/2011 da Gianluca Rini

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Louise 25 marzo 2012 04:29
Subtract karmaAdd karma

Ottima divulgazione, mi ha rproitato al 1980 quando nella zona di Broni partecipai al progetto ingegneristico e costruzione per la societe0 dove lavoravo ad un impianto biogas che trattava il liquame da allevamento suini e lo schema ricalcava quello da lei presentato.Non ricordo il numero di suini ma la dimensione del digestore anaerobico era di circa 2000 mc a tetto flottante (un progetto australiano), il motore era da 30-40 Kw.Ricordo che le rese in biogas non erano le migliori e i processisti gie0 allora valutavan di aggiungere come lei dice altr materiale organico tipo paglia e parte umida dei rifiuti.L’impianto funzionf2 per un certo periodo ma non superf2 mai il collaudo in quanto lo scarico liquido dopo trattamento non era in grado di rispettare i limiti dell’allora legge Merli sui reflui per un’alta concentrazione di ammoniaca ( mi dicevano che dipendeva dal liquame dei suini).Il tutto fini miseramente con grande dispiacere in quanto il raggiungimento dei limiti di legge avrebbe comportato un investimento notevole e non disponibile.Forse oggi saranno migliorate le tecniche visto che iniziate industriali di questo tipo proseguono.cordiali salutiLuigi

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