Gas serra, emissioni in aumento. Occorre il controllo delle nascite

Gas serra, emissioni in aumento. Occorre il controllo delle nascite

Gli esperti della Royal Society affermano che il continuo aumento della popolazione mondiale può portare all'aumento delle emissioni di CO2 nel mondo, con il conseguente scioglimento dei ghiacciai

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    Le emissioni di CO2 aumentano anche perché nel mondo siamo troppi. Se la popolazione globale continua ad aumentare in base al ritmo attuale, la Terra non sarà più in grado di reggere e si arriverebbe nel 2026 ad avere 18 miliardi di tonnellate di CO2. Tutto ciò va oltre il limite consentito per evitare lo scioglimento dei ghiacciai e tutte le conseguenze che ne deriverebbero a livello ambientale. A sostenerlo è anche una prestigiosa istituzione scientifica, la Royal Society d’Inghilterra, che ha suggerito le soluzioni per evitare l’allarme che si fa sempre più pressante.

    Gli esperti della Royal Society hanno suggerito un vero e proprio controllo delle nascite, ricordando che i Paesi in via di sviluppo soprattutto continuano ad aggiungere alla popolazione mondiale un milione di abitante ogni cinque giorni e la tendenza non sembra essere soggetta ad inversioni nel corso dei prossimi decenni.

    Gli studiosi della Royal Society hanno scritto in un documento ufficiale: “Per evitare catastrofi economiche e ambientali una delle misure indispensabili è la stabilizzazione della popolazione mondiale, oltre che una riduzione dei consumi nei Paesi più ricchi. La salute riproduttiva e la pianificazione familiare devono entrare nei programmi politici nazionali e internazionali“.

    Non si tratterebbe di imporre delle rigide regole, come quella del figlio unico, ma di poter allargare la possibilità di accesso ai contraccettivi e all’educazione sessuale per evitare soprattutto le gravidanze indesiderate, le quali si calcola che siano in tutto il mondo dai 75 ai 22 milioni ogni anno. Il tutto andrebbe a beneficio dell’ambiente.

    I gas serra sono in aumento e le emissioni inquinanti non si fermano. In molti avevano detto che la crisi economica incide sull’inquinamento, determinando un abbassamento delle emissioni nocive, ma a quanto pare tutto ciò non corrisponde a verità, visto che è stato calcolato che nel 2011 si è toccato un aumento del 3.2%, soprattutto a causa dell’utilizzo dei combustibili fossili. Gli esperti si sono allarmati per differenti motivi, ma innanzi tutto perché i gas serra sempre maggiori non fanno altro che imprigionare il calore, trattenendolo nell’atmosfera.

    È grave anche che da parte delle forze politiche mondiali non ci siano risposte concrete ad una questione che non può rimanere trascurata. I climatologi infatti non fanno altro che ripetere che bisogna porre un rimedio al problema, evitando il ricorso ai combustibili fossili e fermando la deforestazione.

    Le conseguenze potrebbero essere enormi: alcune zone del pianeta diventerebbero inabitabili, i deserti potrebbero avanzare, la violenza dei fenomeni meteo potrebbe aumentare.

    Le emissioni dovrebbero dimezzarsi, invece continuano a crescere. Il ricorso al carbone produce il 45% delle emissioni. L’uso del petrolio e del gas naturale rappresentano la produzione rispettivamente del 35% e del 20% delle emissioni di anidride carbonica.

    L’importante è investire sulla green economy: sarebbe la soluzione ideale. I Paesi che investono su questo modello di sviluppo sostenibile hanno raggiunto traguardi rilevanti, anche in termini di sostenibilità ambientale. L’Italia, anche se ha molto potenzialità per ciò che riguarda le energie rinnovabili, non sta facendo il massimo per sfruttare questa possibilità.

    Nel corso del 2010 c’è stato un aumento delle emissioni di gas serra, rispetto all’anno precedente. A dirlo con certezza è l’ente Ispra che coordina le operazioni di monitoraggio delle emissioni e che comunica i dati all’Unione Europea. L’Ispra ha fatto notare che c’è stato un aumento del 2% delle emissioni nocive dal 2009 al 2010, che purtroppo non riesce a far diminuire il valore percentuale stabilito dal Protocollo di Kyoto. Gli obiettivi fissati infatti per l’Italia prevederebbero l’arrivo al -6,5% rispetto ai valori del 1990, ma al momento il nostro Paese si ferma quindi al -3,5%, considerando le nuove informazioni.

    L’Ispra comunque non nasconde un certo ottimismo, considerando che il traguardo prefissato potrebbe non essere troppo lontano da raggiungere, considerando le prossime iniziative che saranno messe in atto relativamente alla riduzione delle emissioni in Italia.

    Anche se siamo un po’ più lontani dalla percentuale da raggiungere, infatti, ancora non è detto che non si possa arrivare ad una soluzione positiva, considerando che l’Italia si sta muovendo per “l’abbattimento delle emissioni nei paesi in via di sviluppo” e questo farà guadagnare dei crediti importanti.

    Inoltre altri progetti riguardano gli assorbimenti forestali, un’altra iniziativa importante per ridurre le emissioni di gas serra e per raggiungere in questo modo i limiti previsti dall’accordo di Kyoto.

    In ogni caso, fa notare l’Ispra, questo andamento “è conseguenza della parziale ripresa dei consumi energetici e delle produzioni industriali, in particolare di quella dell’acciaio, dopo la crisi economica che ha avuto nel 2009 il suo momento più critico, ma anche della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili e di un incremento dell’efficienza energetica“.

    A cura di Gianluca Rini

    L’Italia risulta essere indietro per quello che riguarda la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ecco perché c’è stato un intervento specifico del ministro dell’Ambiente Clini, che ha presentato al Cipe un piano nazionale per la riduzione delle emissioni di CO2 e di altri gas serra. Il tutto dovrebbe portare l’Italia a rispettare gli impegni che ha assunto anche nei confronti dell’Europa. In particolare si dovrebbe cercare di ridurre le emissioni entro il 2020 del 20%, entro il 2030 del 40%.

    Clini ha spiegato molto bene la situazione, dichiarando: “Abbiamo presentato al Cipe il piano per la riduzione delle emissioni dei gas serra per il nostro Paese che ci consente di raggiungere entro il 2020 gli obiettivi già stabiliti. Il piano contiene misure strutturali e infrastrutturali che dovrebbero consentire alla nostra economia di ridurre ulteriormente quello che viene chiamato il contenuto di carbonio“.

    Clini ha specificato che è possibile “ridurre le emissioni, tenendo conto che a livello europeo stiamo convergendo verso una strategia di lungo termine che prevede che una riduzione delle emissioni nel 2020 del 25%, entro il 2030 del 40%, obiettivi che si sposano con l’innovazione tecnologica”.

    Il ricorso alle tecnologie avanzate e soprattutto alle fonti rinnovabili di energia sono gli strumenti essenziali per poter raggiungere questi obiettivi e fare in modo che l’Italia possa mettersi in pari con gli altri Paesi europei.

    A questo proposito Clini ha fatto presente di voler istituire un catalogo delle tecnologie, dei sistemi e dei prodotti per decarbonizzare l’economia italiana. Questo catalogo sarà istituito presso il ministero dell’Ambiente.

    Il nuovo rapporto sulle emissioni di gas serra mostra la situazione attuale dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei. Il nostro Stato non si trova in una posizione buona in classifica, anzi è indietro rispetto a parecchi altri Paesi del nostro continente. Le associazioni ambientaliste in questo periodo suggeriscono sempre di più di prestare molta attenzione alle tematiche che riguardano il rispetto dell’ambiente e la sostenibilità ambientale, alla luce anche degli ultimi risultati dell’Italia nel panorama internazionale. Il nostro Paese non si trova certo in posizioni ottime in graduatoria.

    L’ultima classifica dei Paesi del mondo che si adoperano in positivo per favorire tutte quelle tematiche che riguardano l’ambiente e la green economy vede infatti l’Italia solo al trentesimo posto, superata anche da diversi Paesi del continente europeo.

    E’ comunque un risultato migliore rispetto alle posizioni dell’anno precedente. Prima infatti l’Italia si trovava al quarantunesimo posto. Il nostro Paese quindi sale in classifica di undici posizioni, dando un segnale di ripresa in termini di politiche per favorire la lotta alle emissioni di gas serra, ma non si colloca ancora in posti buoni della classifica.

    Nei primi dieci posti troviamo comunque diversi Paesi dell’Europa, come Germania, Svezia, Gran Bretagna, Francia e Svizzera. Va bene anche il Brasile. Nelle ultime posizioni ci sono invece Cina, Russia, Canada, Arabia Saudita, Stati Uniti e Iran. I primi tre posti della graduatoria però non sono di nessuno. E’ un segnale forte per dire che nessuno è riuscito ancora a raggiungere pienamente l’obiettivo.

    Foto di Franciov

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