Fukushima: dietro al disastro nucleare c’è la mano dell’uomo?

Fukushima: dietro al disastro nucleare c’è la mano dell’uomo?

Dietro a Fukushima ci sarebbe anche la mano dell'uomo

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    fukushima disastro nucleare mano uomo

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    Quando si pensa a Fukushima, si pensa di solito al disastro nucleare determinato dallo tsunami e dal terremoto che hanno colpito il Giappone l’11 marzo del 2011. Ma a quanto pare il tutto non sarebbe soltanto attribuibile ad una catastrofe naturale, visto che un’apposita commissione parlamentare ha stabilito che l’incidente nucleare si sarebbe verificato per un errore umano. In particolare è stato stabilito che le autorità e la Tepco non hanno avuto quel senso di responsabilità adatto a proteggere la vita delle persone e la società stessa.

    A cura di Gianluca Rini

    Ci sarebbero state quindi delle mancanze a livello di sicurezza nucleare, derivate soprattutto da una mancanza di comunicazione e di efficace gestione che si sarebbe realizzata fra il Governo, le autorità di regolamentazione e la Tepco.

    I commissari parlamentari che hanno analizzato la situazione avrebbero dichiarato: “La centrale nucleare di Fukushima era in condizioni vulnerabili che non garantivano di far fronte al terremoto e allo tsunami. Pur avendo una serie di opportunità di adottare misure, le autorità di regolamentazione e la Tepco hanno deliberatamente rinviato le decisioni, non hanno intrapreso azioni di tutela“.

    Eppure la questione della sicurezza nucleare non è un problema che può essere sottovalutato, visto che ne va della vita di molte persone.

    In seguito alla tragedia che ha colpito il Giappone varie volte si è fatto il punto sul problema della sicurezza degli impianti nucleari. Adesso si scopre che dietro Fukushima c’è un errore umano, una responsabilità che attenta anche alla sostenibilità ambientale. Anche questa è mancanza di rispetto per l’ambiente. Intanto il Governo giapponese ha deciso di riaccendere il primo reattore nucleare dopo il disastro di Fukushima.


    Centrale di Caorso: quanto costerà lo smantellamento?

    centrale nucleare caorso

    La centrale nucleare di Caorso, località in provincia di Piacenza, ha visto la fine dei lavori che interessavano l’edificio turbina. Lo smantellamento e la decontaminazione sono state attività che hanno richiesto tempi lunghissimi per essere portate a termine: il lavoro, infatti, è iniziato 26 anni e ad oggi si è quasi arrivati completamente alla fine. E’ stato necessario che trascorressero così tanti anni per cercare di mettere in sicurezza la centrale per la produzione dell’energia atomica di Caorso, questo affinché il tutto non destasse alcuna preoccupazione.

    Ora si fanno i conti con lo smaltimento e con il peso che questa ha, non solo in termini metaforici. Sono diecimila le tonnellate di componenti metallici da eliminare, praticamente lo stesso peso della Tour Eiffel. Davvero incredibile e sconvolgente. Non è un caso, infatti, se viene qualificato come il più grande intervento di bonifica di materiale pericoloso mai fatto in Italia.

    Ovviamente si cercherà di non creare in alcun molto danni ambientali, ma il rischio di incrementare l’inquinamento ambientale non è comunque da sottovalutare.

    Il più problematico è l’edificio reattore, e non a caso è quello che richiede anche il maggiore investimento economico.

    Esiste una legge che da anni ritiene questa nuova costruzione non più procrastinabile e assai urgente, il cui intervento dovrebbe essere stato ultimato entro il 2008. Ad oggi, invece, l’intervento per la creazione del parco tecnologico non è nemmeno iniziato. Ha invece preso piede l’attività di smantellamento, con 6500 tonnellate di materiale metallico già portato ad eliminazione nel pieno rispetto delle norme sulla sicurezza e sulla decontaminazione di ogni singolo componente.

    L’idea è quella di trasformare la centrale, una volta smantellata, nel sto di deposito ed eliminazione, per non dover creare nuovi problemi e intercettare nuove aree di stoccaggio dei rifiuti. Per arrivare a tale obiettivo, è stata sviluppata anche una prescrizione imposta dalla Regione affinché i materiali derivanti dall’eliminazione non siano portati in un altro posto che rischi, così, di subire l’inquinamento ambientale derivanti dalle scorie della centrale nuclare.

    La lunghezza dei lavori è stata anche spiegata Giuseppe Nucci, l’amministratore delegato di Sogin, parlando in particolare della complessità del lavoro di decontaminazione e smantellamento che è stato portato avanti all’interno dell’edificio turbina della centrale nucleare.

    La Sogin è la società statale che ha il compito di provvedere proprio ad effettuare i lavori di bonifica ambientale dei siti nucleari. Il lavoro della Sogin consiste anche nel gestire e mettere in sicurezza rifiuti radioattivi che provengono da diverse attività realizzate in Italia.

    Basti pensare ad esempio alle attività di questo genere che vengono messe in atto quotidianamente all’interno dello ospedali e dei centri sanitari del nostro Paese, o all’interno di edifici industriali o dedicati alla ricerca scientifica e tecnologica.

    Per quanto riguarda la centrale nucleare di Caorso e il suo edificio turbina, si è trattato quindi di un lavoro lungo e difficile, come spiega Nucci: “La complessità di questo lavoro ha richiesto la programmazione e lo svolgimento ordinato di ogni intervento. Per terminare la bonifica dei siti nucleari, la più grande bonifica ambientale della storia in Italia, sono previste attività per 5 miliardi di euro e circa 2,5 miliardi per la realizzazione del Parco tecnologico, comprensivo del Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi“.

    In totale, nel corso dei lavori portati avanti dalla Sogin, sono state effettuate più di 77.000 analisi e misurazioni radiologiche sui materiali che sono stati smantellati dall’edificio turbina. In totale sono circa 9.400 le tonnellate di materiale smantellato, che rappresenta il 62% del metallo presente in origine nella centrale.

    Per capire la complessità del lavoro, basta considerare che ogni elemento è stato contraddistinto da una scheda e da un codice che riassumono le caratteristiche radiologiche. Così tutto può essere tracciato e portato in fonderia. Il 98% del metallo sarà riciclato.

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