Esperimenti sugli animali: le condizioni dei macachi a Modena

Esperimenti sugli animali: le condizioni dei macachi a Modena

In tema di esperimenti sugli animali, terribile è la vicenda dei macachi a Modena

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    Macachi all'Università di Modena

    Gli esperimenti sugli animali costituiscono sempre una questione piuttosto spinosa. Adesso assumono un altro volto, che si traduce in quello dei macachi a Modena, presso l’Università e che sono destinati ad essere uccisi, dopo che su di essi vengono praticati degli esperimenti al cervello. Gli animalisti si sono mobilitati ormai da tempo ed è stata condotta un’ispezione, alla quale hanno partecipato il deputato del Movimento 5 Stelle Paolo Bernini e i rappresentanti di Animal Amnesty.

    Per molti anni si è condotta una dura battaglia, affinché si trovasse il sostegno nelle norme, per arrivare al divieto di utilizzare gli animali come cavie nei laboratori. Attualmente c’è in vigore una legge, che vieta l’allevamento degli animali nei laboratori. In ogni caso si è in attesa del pronunciamento dell’Europa rispetto al modo in cui l’Italia si è attivata per recepire la direttiva comunitaria. L’ispezione è stata possibile perché non ci sono divieti a questo proposito, visto che i parlamentari hanno la facoltà di accedere ad ogni luogo pubblico. Anche se è stata negata la possibilità di entrare nei laboratori interni, Bernini e Piercarlo Paterno, attivista di Animal Amnesty, hanno potuto vedere le gabbie con le scimmie collocate nella parte più accessibile della struttura. Le gabbie erano piccolissime e attualmente sono vuote.

    Gli esperimenti che avverrebbero all’interno del laboratorio dell’Università di Modena sarebbero veramente atroci. Agli animali verrebbero impiantati degli elettrodi nella scatola cranica, sarebbero legati ad una sedia e costretti a vivere in gabbie minuscole, in attesa che arrivi la loro triste fine. Verrebbero sottoposti pure all’impianto di neuroni, scegliendo soprattutto i giovani adulti, che abbiano le caratteristiche adatte dal punto di vista comportamentale e da quello fisiognomico. Prima, però, sarebbero sottoposti ad un periodo di addestramento. La scelta ricadrebbe sul soggetto che dimostra più fiducia, in modo da potergli insegnare dei movimenti che dovrebbe ripetere nel corso dell’esperimento. Nel 1995 il laboratorio universitario di Modena ricevette 5 macachi, i quali sarebbero stati fatti riprodurre in gabbia.

    Poiché è vietata dalla legge, la ricerca dovrebbe interrompersi. Allo stato attuale ci sarebbe rinchiuso un maschio, diviso dalle femmine.

    Lo studio più completo, che riporta i dati globali sulla vivisezione, anche in termini numerici, è stato pubblicato nel 2008. Si stima, secondo questa ricerca, un sacrificio annuale di 115,3 milioni di animali in 179 Paesi. Il peggio è che questi numeri vengono spesso sottovalutati. D’altronde non tutti i Paesi che utilizzano animali per la sperimentazione mettono a disposizione le informazioni. Si sa, per esempio, che il 21% degli animali viene ucciso per fornire tessuti, il 34% è geneticamente modificato e utilizzato per mantenere colonie riproduttive. Ci sono poi quelli allevati per i laboratori, ma che vengono spesso uccisi perché in eccedenza. E’ come se si venisse a creare un surplus biologico, che si risolve tutto uccidendo gli esemplari che non servono. Si tiene conto in questo anche del genere: per esempio, fra i ratti, sarebbero preferiti i maschi e pertanto verrebbe ucciso il 68% delle femmine. Per quanto riguarda i topi accadrebbe l’inverso: verrebbe soppresso il 65% dei maschi.

    In particolare la Lav si sta battendo per far liberare i macachi del laboratorio dell’Università di Modena. Gli attivisti animalisti hanno spiegato che l’obiettivo dovrebbe essere quello di instaurare una ricerca competitiva con il contesto europeo, che utilizzi metodi che non prevedono l’uso di animali, creando un’armonia fra scienza ed etica. Sul sito della Lav è disponibile la descrizione dei fatti in maniera puntuale e si invitano i più a far sentire la loro voce su una questione così terribile, che ancora non accenna a risolversi.

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