Ecologia: plastica dalla polvere di argilla

Ecologia: plastica dalla polvere di argilla

Gli scienziati della Stony Brook University di New York stanno sperimentando un nuovo composto per ottenere una plastica decisamente più ecocompatibile, biodegradabile e vantaggiosa da un punto di vista economico

da in Sviluppo Sostenibile
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    plastica dalla polvere di argilla

    È al vaglio degli scienziati un nuovo composto che permetterebbe di ottenere la plastica dalla polvere d’argilla; non una plastica comune ma biodegradabile, sicuramente più sostenibile di quella che si ottiene dal mais, più economica e soprattutto la si potrà produrre su scala industriale; la notizia è stata pubblicata sulla rivista Macromolecules dell’American Chemical Society.

    Una vera e propria svolta nello sviluppo sostenibile delle materie plastiche. Il materiale cu cui si sta puntando molto deriva in buona parte dall’argilla, è completamente innocuo per la salute, lo si trova molto facilmente ed è completamente sostituibile a quello che si usa attualmente per la produzione di materiali nanocompositi. Attualmente infatti le organo-argille per essere sfruttate completamente vengono trattate con le ammine quaternarie che hanno lo svantaggio di essere difficilmente prodotte a causa dei rischi legati all’inquinamento ambientale e sanitario connessi allo loro produzione; per questi motivi assieme ad altri inconvenienti, tra cui i costi elevati, il loro uso è stato limitato.

    Le nuove argille di cui si parla invece hanno la capacità di sfruttare un composto (il resorcinolo difenil-fosfato) che conferisce caratteristiche ecocompatibili maggiori rispetto alle ammine quaternarie senza rinunciare ad alcune caratteristiche chimiche fondamentali per il loro uso nelle plastiche più comuni.

    Lo studio è stato condotto nella Stony Brook University di New York che attraverso il capo del progetto, Miriam Rafailovich, fa sapere che questo nuovo tipo di plastica sarà certamente più sostenibile e biodegradabile rispetto a quella che si ottiene del mais. L’unica cosa su cui invece non abbiamo notizia è quando vedremo questi nuovi materiali sostituire i più datati e sicuramente più inquinanti!

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