Disastro di Chernobyl, 26 anni dopo ancora pericolosa la contaminazione

Disastro di Chernobyl, 26 anni dopo ancora pericolosa la contaminazione

Sono passati 26 anni dall'incidente nucleare di Chernobyl

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    Il caso di Chernobyl non ha fatto altro che determinare una diversa percezione del rischio nucleare. Anche nel nostro Paese, seppure l’incidente nucleare ha interessato un luogo piuttosto lontano, sono state adottate a suo tempo delle misure di prevenzione a vantaggio della salute, perché tutti hanno capito come il pericolo nucleare è qualcosa che interessa l’intero nostro pianeta. Anche a chilometri di distanza si possono innescare delle reazioni, che portano a mettere in pericolo la salute umana e la sostenibilità ambientale.

    A cura di Gianluca Rini

    Sono passati 26 anni da quando è avvenuto l’incidente nucleare di Chernobyl, eppure a partire da quel 1986 anche gli impianti nucleari hanno cominciato a scendere in termini di quantità. Fukushima poi ha rappresentato il colpo di grazia in questo senso.

    Volendo fare una stima dei danni di Chernobyl, possiamo dire che l’impatto ambientale è stato superiore rispetto alle emissioni radioattive che si sono registrate nel caso di Fukushima. Ancora ci sono aree molto contaminate in Bielorussia e in Ucraina. Le aree contaminate si registrano anche in Europa, perché il suolo ha attraversato un processo di contaminazione, quando pioveva e in corrispondenza del passaggio della nube radioattiva.

    Ad esempio alcune zone dell’Austria sono interessate dalla contaminazione del cesio 137. L’Italia è stata in qualche modo protetta dalle Alpi. Alcune zone alpine sono interessate da una certa contaminazione. Ancora per molti anni dovremo seguire le tracce di questa contaminazione e nelle zone maggiormente coinvolte la contaminazione rimarrà ingente per quasi altri due secoli.

    Il disastro di Chernobyl continua a far parlare di sé. Diverse sono state le reazioni nel mondo in occasione del 25° anniversario dell’incidente nucleare più noto del passato.

    Le radiazioni fuoriuscite sono state di gran lunga superiori a quelle determinate dalle bombe lanciate su Hiroshima e Nagasaki. Un disastro ambientale e per la salute senza precedenti. È stata fatta risuonare la campana di Chernobyl per non dimenticare e Dmitry Medvedev, il presidente russo, ha dichiarato la sua intenzione di chiedere ai Paesi del G8 maggiori garanzie per quanto riguarda la sicurezza nucleare.

    Questo anniversario del disastro di Chernobyl assume una prospettiva del tutto particolare in seguito al terremoto in Giappone e al conseguente pericolo nucleare. In Italia si è sentita la reazione degli attivisti di Greenpeace, i quali all’alba hanno piantato 2.000 croci presso il Circo Massimo, per richiamare alla memoria le vittime della tragedia nucleare. A questo proposito Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Italia, ha affermato:

    Queste croci ricordano simbolicamente le vittime di Chernobyl. Ciò che abbiamo imparato dall’incidente è che l’energia nucleare è troppo pericolosa per avere un futuro. Una lezione che molti governi, compreso il nostro, si ostinano a ignorare.

    Sull’energia nucleare sono diverse le posizioni pro e contro il ritorno all’atomo e il dibattito rimane aperto. Ci si chiede se ciò che è accaduto a Chernobyl possa servire da lezione. Eppure per ciò che concerne il nucleare in Italia ci sono state ragioni pro e contro. Varie invece le proteste in Francia e in Germania, per convincere i governi a chiudere definitivamente gli impianti nucleari.

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