Debito ecologico: Mar Mediterraneo in pericolo secondo il WWF

Debito ecologico: Mar Mediterraneo in pericolo secondo il WWF

Il WWF ha messo in evidenza che intorno al Mar Mediterraneo si riscontra un debito ecologico a causa dei Paesi che nel tempo hanno sfruttato il suo ecosistema e la sua biodiversità, creando un forte impatto ambientale

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    Intorno al Mar Mediterraneo esiste un vero e proprio debito ecologico. A lanciare l’allarme sulla questione è stato il WWF, che ha fatto notare come la situazione si è venuta a creare in seguito allo sfruttamento da parte di alcuni Paesi delle risorse offerte dagli ecosistemi marini e dalla loro biodiversità. La nota associazione ambientalista ha parlato del problema in occasione della presentazione del rapporto dal titolo “Andamento dell’impronta ecologica nel Mediterraneo“. Il tutto si inserisce nell’ambito della conferenza internazionale “Garantire la competitività del Mediterraneo“.

    Per debito ecologico in genere si intende la responsabilità che i Paesi industrializzati hanno verso i Paesi in via di sviluppo, in riferimento allo sfruttamento delle risorse naturali e ai danni provocati all’ambiente.

    Esistono varie forme di debito ecologico. La prima è il debito di carbonio. Questo riguarda le emissioni di gas a effetto serra, che determinano inquinamento e cambiamenti climatici.

    Un’altra forma di debito ecologico è la biopirateria. Si tratta dell’appropriazione di conoscenze tradizionali legate alle sementi o alle piante medicinali.

    La terza forma di debito ecologico è il passivo ambientale, che si contrae quando, a causa di incidenti improvvisi o di specifiche attività, si verificano danni all’ambiente.

    Un’ultima forma di debito ecologico è quella che riguarda l’esportazione dei rifiuti tossici dai Paesi più industrializzati verso i Paesi più poveri.

    A determinare il debito ecologico riferito al Mediterraneo sono stati soprattutto alcuni Paesi in particolare: Francia, Italia e Spagna. Complessivamente queste nazioni hanno inciso per più del 50% sulla regione mediterranea.

    Le percentuali di incisione sono pari rispettivamente al 21%, 18% e 14%. Il rapporto elaborato dal WWF ha messo in evidenza che, dal 1961 al 2008, la domanda dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo nei confronti delle risorse e dei servizi che il Mar Mediterraneo è in grado di offrire è aumentata dal 197%.

    Francia, Italia e Spagna hanno inciso in maniera enorme soprattutto nel 2008. Si tratta di un andamento che non può essere sostenibile dal punto di vista ambientale e che rischia di mettere in pericolo un interno habitat.

    Per rimediare al debito ecologico che si è creato intorno al Mar Mediterraneo, ci si deve rendere conto che è importante investire nel capitale naturale, in quelle infrastrutture green in grado di riequilibrare la situazione.

    I sistemi naturali sono in grado di rigenerare quelle risorse utilizzate dalle nostre economie, a patto che tutto ciò sia permesso da uno sfruttamento non intensivo e da un impatto ambientale distruttivo.

    La green economy rappresenta il primo passo fondamentale, per puntare al raggiungimento di questi obiettivi. Solo in questo modo potremo contare su un ambiente mediterraneo sano, che diventi anche il punto di riferimento fondamentale per un dialogo interculturale fra i popoli.

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