Corsa dei tori a Pamplona: torna la crudele festa di San Firmino [FOTO]

Corsa dei tori a Pamplona: torna la crudele festa di San Firmino [FOTO]

Torna anche quest’anno la corsa dei tori a Pamplona

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    La crudele tradizione della corsa dei tori

    Torna la corsa dei tori a Pamplona. La crudele festa di San Firmino scatena diverse polemiche tra gli animalisti, che condannano una tradizione che ogni anno finisce per creare delle vere e proprie atrocità, che vanno al di là di un semplice spettacolo folkloristico. Alla manifestazione partecipano sempre migliaia di persone e annualmente si contano anche centinaia di feriti, a causa di una corsa di animali molto violenta che viene messa in atto durante i festeggiamenti, che continuano fino al 14 luglio.

    Diverse le proteste in tutto il mondo da parte delle associazioni animaliste, che fanno di tutto per scoraggiare la partecipazione delle persone a questa manifestazione. La crudele tradizione prevede che quotidianamente sei tori vengano perseguitati per le vie della città. Successivamente i poveri animali vengono impauriti nella piazza del paese e dopo vengono torturati e uccisi. Lo ha spiegato anche la Peta, che ha diffuso un comunicato di protesta e sta mettendo in atto diverse iniziative di manifestazione contro la corsa dei tori. Gli attivisti hanno sfilato contro l’Encierro con i volti dipinti di bianco e con tantissimi cartelli, con scritte in diverse lingue. “Tu corri, il toro muore”, si poteva leggere in alcuni dei manifesti nel corteo della Peta. Si è tenuta una vera e propria manifestazione dell’associazione animalista per le vie della città, che comunque non sembra scoraggiare gli organizzatori dell’evento, che si tiene, quindi, regolarmente. Con le mani sporche, per rappresentare il sangue delle povere bestie, i manifestanti hanno protestato contro la corsa dei tori nella città spagnola.

    La festa di San Firmino inizia quando il sindaco di Pamplona si affaccia a mezzogiorno presso il municipio della città. Viene accesa una miccia, mentre le persone sventolano i foulard rossi. L’edificio vede l’aprirsi della bandiera basca e in molti si cimentano nella partecipazione alla corsa dei tori. Bisogna avere 18 anni, è necessario correre nella stessa direzione degli animali, non provocarli ed essere sobri. Il tragitto è lungo circa 826 metri. Il tutto parte dai recinti in cui sono racchiusi i tori e culmina nella cosiddetta Plaza de toros. Lungo il tragitto si può rintracciare un doppio recinto di legno. Ci sono delle doppie barricate, in modo che i corridori possano tentare anche eventualmente una via di fuga.

    Le violenze si ripetono ogni anno. Gli animali vengono liberati e spinti a correre velocemente per la strada. Ripetutamente ci sono dei feriti e dei morti, anche perché il “gioco” è molto pericoloso anche per i turisti che si trovano in questo periodo a Pamplona. Un rito che si caratterizza per l’atrocità, perché gli esemplari che rimangono vivi e illesi durante la corsa trovano comunque la morte nella corrida finale, che viene messa in atto per chiudere l’evento festivo. E’ stato calcolato che in più di 13.000 feste popolari in Spagna, in cui si effettuano le corride, vengano uccisi circa 30.000 animali all’anno.

    I tori vengono allevati in pascoli liberi fino a 4 anni e poi vengono trasportati in degli spazi chiusi. Già i trasporti degli animali sono piuttosto crudeli, perché durano vari giorni e spesso non si hanno a disposizione né cibo né acqua. La corrida segna il culmine delle atrocità. Per indebolire le forze dell’animale, infatti, esso viene tenuto al buio; è percosso con dei sacchi di sabbia ed è costretto ad avere a che fare con delle purghe. Certe volte vengono scorticate le punte delle corna, in maniera che diventino più sensibili al dolore. Gli animali incontrano difficoltà di respirazione, perché nelle narici viene infilata dell’ovatta; inoltre gli occhi sono unti di vaselina. Si cerca di stimolare la rabbia del toro, versandogli dell’acido sulle zampe e conficcandogli degli spilli nei testicoli.

    E’ il momento, a questo punto, di entrare nell’arena. I picadores, dall’alto di un cavallo, gli trafiggono il collo e gli provocano molti danni interni. Poi è la volta dei banderilleros, che utilizzano degli arpioni, i quali vengono conficcati nelle ferite. Il fazzoletto rosso disorienta il toro e lo stanca. L’animale è costretto ad abbassare la testa, per poi ricevere la spada. Spesso si pensa che il colore rosso serva a far imbizzarrire il toro. Invece non è così, perché, come la maggior parte degli animali, esso vede in bianco e nero: il colore serve soltanto a mascherare gli schizzi di sangue. Alla fine l’animale viene ucciso dal pugnale corto che va a distruggergli il midollo spinale. A volte resta ancora vivo, mentre gli vengono tagliate le orecchie e la coda, usati come trofei.

    Il boicottaggio è un’arma a nostra disposizione, per cercare di fermare questo massacro. Bisognerebbe evitare di andare in vacanza in queste città, in cui gli animali vengono così brutalmente torturati. I turisti, essendo consapevoli di ciò che le povere bestie subiscono, dovrebbero spiegare anche alle agenzie di viaggio i motivi che li inducono a rinunciare alla destinazione proposta. Molto importante è il cercare di partecipare a tutte le campagne che vengono messe in atto per sensibilizzare l’opinione pubblica, attraverso la distribuzione di materiale informativo, per mezzo delle proteste o mediante delle apposite raccolte di firme.

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