Contro il bracconaggio degli elefanti un noto testimonial: Leonardo Di Caprio

Contro il bracconaggio degli elefanti un noto testimonial: Leonardo Di Caprio

Leonardo Di Caprio è diventato testimonial dell’International Fund for Animal Welfare per la protezione degli elefanti, messi a rischio dal bracconaggio volto al commercio dell’avorio

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    Il bracconaggio degli elefanti rappresenta una questione molto serie, che va affrontata in termini di tutela degli animali e dell’intero ecosistema, di cui essi rappresentano uno degli elementi fondamentali. Eppure gli elefanti continuano ad essere cacciati, perché dietro c’è tutto un commercio di avorio, in grado di far fruttare molti soldi. Per questo è sceso in campo anche Leonardo Di Caprio, che è diventato testimonial dell’International Fund for Animal Welfare per la protezione degli elefanti. Il tutto rientra all’interno di un’ampia campagna di sensibilizzazione ambientale.

    Quest’ultima, partita dagli Stati Uniti, toccherà anche alcuni Paesi europei. Non è la prima volta che il noto attore si cimenta in iniziative a favore della tutela degli animali, come la collaborazione tra WWF e Leonardo Di Caprio per le tigri.

    Quindi da un certo punto di vista il famoso protagonista di Titanic potrebbe rientrare nella classifica dei vip più ecologici, considerato il suo impegno ecoresponsabile.

    Adesso è la volta della difesa degli elefanti, il cui numero nel corso degli anni è progressivamente diminuito propria a causa della caccia dettata da fini economici, nonostante in molti casi sia stato vietato il commercio di avorio. Si tratta in casi come questi della conservazione della biodiversità, per la quale spesso l’estinzione è più veloce dell’evoluzione.

    Spiega Leonardo Di Caprio:

    “L’avorio alimenta dispute e conflitti. Gli elefanti, infatti, vengono uccisi dai bracconieri perché le loro zanne possano essere vendute in cambio di armi e droghe dalle organizzazioni criminali internazionali, prima che queste diventino chincaglieria e gioielli per i consumatori.”

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