Commercio clandestino di animali: il dossier dell’Aidaa sulla zoomafia

Commercio clandestino di animali: il dossier dell’Aidaa sulla zoomafia

Per ciò che riguarda il commercio clandestino di animali, l’Aidaa ha presentato un dossier sulla zoomafia, mettendo in evidenza le attività illecite che riguardano vari ambiti

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    Il commercio clandestino degli animali resta una piaga che deve essere ancora debellata. La zoomafia è attiva su tutto il territorio italiano e a questo proposito l’Aidaa ha presentato alla procura di Roma uno specifico dossier, che affronta nei dettagli l’argomento. Secondo i dati dell’associazione italiana difesa animali ed ambiente, complessivamente la mafia, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta riescono a ricavare un giro d’affari che oltre il mezzo miliardo di euro l’anno.

    Si tratta di un vero e proprio business, nel quale sono coinvolte anche associazioni che si spacciano per animaliste. L’Aidaa ha fatto anche nomi e cognomi di persone, ai quali gli attivisti sono arrivati dopo anni di controlli. Sul tutto c’è il massimo riserbo, ma evidenti sarebbero le attività mafiose portate avanti a discapito dei nostri amici a quattro zampe. La zoomafia si occuperebbe della gestione di canili. In tutto sarebbero 88 i rifugi privati per animali, che sarebbero gestiti dalla criminalità organizzata. In questi luoghi si troverebbero migliaia di cani, che resterebbero senza la possibilità di essere controllati. I canili sarebbero concentrati soprattutto in Sicilia, in Calabria, in Campania e in Puglia. Ma c’è un altro aspetto, sul quale bisognerebbe concentrarsi: i combattimenti di cani e le corse clandestine. In questo giro d’affari entrerebbero anche le mafie russa ed ucraina, attraverso la criminalità originaria dell’ex Jugoslavia e della Romania.

    Esisterebbe, secondo ciò che è testimoniato dall’Aidaa, anche un traffico internazionale di cani. In questo ambito agirebbero delle organizzazioni, le quali userebbero anche dei prestanome, per visitare canili italiani e per concludere affari, che consistono nell’affido degli animali presso strutture della Germania o, in generale, dei Paesi del Nord Europa. Sarebbero migliaia i cani che finirebbero nel giro di questo traffico. Proprio dall’Italia passerebbero anche i camion che arrivano dalla Spagna, diretti verso il Nord del vecchio continente. Tutto si ripeterebbe ogni settimana e, secondo le informazioni a disposizione, le organizzazioni ricaverebbero circa 30 euro per ogni cane. Tenendo conto dell’elevato numero di animali coinvolti in queste operazioni, si arriverebbe a mettere sul tavolo diversi milioni di euro.

    Poi ci sarebbe il settore della macellazione dei cavalli, sul quale ancora molto è da scoprire. Il fenomeno riguarderebbe soprattutto quegli animali che vengono abbandonati dopo l’attività sportiva: sarebbero destinati all’Europa dell’Est proprio per la macellazione. Nei Paesi dell’Est Europa le esportazioni avverrebbero in maniera semiclandestina. Ci sarebbe poi un’altra forma di guadagno, costituita dalle pompe funebri per animali. I cani verrebbero uccisi nei canili, ma il tutto avverrebbe di nascosto, perché in questo modo continuerebbero ad essere erogati i contributi pubblici. Questi fedeli amici dell’uomo, invece di essere seppelliti come si dovrebbe, verrebbero gettati in discariche e fosse comuni.

    Questa triste situazione era tornata sulle cronache nazionali dopo la pubblicazione del rapporto Zoomafia 2012, a cura dell’associazione per gli animali LAV, che racconta la triste storia di alcuni – sempre troppi – animali in Italia: sono circa 24 al giorno gli animali che subiscono violenze, barbarie, atrocità. In pratica, uno all’ora, solo in Italia.

    Un numero impressionante, che purtroppo si conferma nella sua drammaticità nonostante tutte le campagne di protezione animali che sono state sviluppate nel corso degli anni.

    Il rapporto punta a raccontare anno per anno i crimini che hanno visto come vittime proprio gli animali, in questo caso nel 2011. Le corse illegali dei cavalli sono sempre al top in questa triste classifica, a cui vanno correlati i maltrattamenti, le scommesse e quindi il doping che i cavalli devono subire per provare a vincere. Persino i combattimenti cruenti tra cani stanno crescendo: questo fenomeno sembra incredibilmente correlato proprio con l’importazione di cani dall’Est Europa. In questo caso, però, la LAV tende a sottolineare come l’intervento da parte delle forze dell’ordine per contrastare questi comportamenti criminali sia sempre puntuale e il più possibile capillare.

    Un altro fattore da non dimenticare è quello delle macellazioni illecite, ma anche delle sofisticazioni alimentari: sottoporre gli animali a strane procedure di ingrasso per renderli apparentemente più velocemente pronti a finire sulle tavole degli Italiani è una pratica pericolosa che però sta vedendo sempre più un terribile aumento. Se a questi dati ufficiali aggiungiamo il timore che ogni estate ci preoccupa, quello dell’abbandono degli animali domestici, è evidente quanto il rapporto Zoomafia di LAV sia solo un passaggio importante ma non sufficiente per risolvere il problema, a cui vanno coniugate azioni concrete e mirate.

    Il commercio clandestino di animali, contrariamente a quanto si possa pensare, è una pratica molto diffusa, che riguarda anche le tartarughe. Il commercio illegale di tartarughe coinvolge tutta la Penisola e viene effettuato semplicemente attraverso internet. Proprio sulla rete è relativamente semplice acquistare tartarughe, ma anche altre specie animali protette. Secondo Ciro Lungo, direttore del servizio Cites del Corpo forestale dello Stato, le tartarughe possono essere trovate sui più popolari siti di acquisti online, come eBay, Subito o Italypet. Lungo spiega che in alcuni casi si tratta anche di commercio legale, ma non sempre questo purtroppo avviene.

    Infatti in moltissimi casi le tartarughe vendute sono prive della certificazione necessaria e la loro vendita non rispetta per niente le norme vigenti nel nostro Paese in materia. La parte principale della vendita illegale di tartarughe proviene dalla Sicilia e dalla Sardegna. In molti casi, secondo quanto spiega Lungo, “gli esemplari vengono catturati in natura, poi fatti accoppiare in piccoli allevamenti clandestini e malsani, approntati dentro le cantine o nei garage. Le uova vengono fatte schiudere con l’ausilio di un’incubatrice, poi le tartarughe sono pronte per essere commercializzate in barba a tutte le norme in materia“. Una tartaruga si può acquistare ad un costo di circa 200 euro. E non solo. I poveri animali vengono spediti vivi via posta, all’interno di scatole di cartone e piccole buste. Una pratica crudele, che non può continuare e che deve per questo essere combattuta in tutti i modi possibili.

    Non sono solo le tartarughe a subire questi trattamenti. Il commercio clandestino su internet (e non solo online) viene effettuato anche per la vendita di avorio, che purtroppo significa l’uccisione di tanti elefanti, e di corna di rinoceronte. Gli agenti del Corpo forestale hanno sequestrato spesso nel corso del 2011 anche molti rapaci, con esemplari in via d’estinzione come l’Aquila del Bonelli o il Falco Lanare. Spiega Lungo: “Questi uccelli sono molto ricercati sia per la caccia che per gli spettacoli. Nel 2010 ne abbiamo sequestrati 45 in Sicilia, nel 2011 altri 15, sempre in Sicilia e 20 in Abruzzo. Quest’anno siamo già arrivati a quota 20 sequestri“.

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