Cementificazione, tutti uniti contro l’onda grigia

Cementificazione, tutti uniti contro l’onda grigia

Molti sono i gruppi che in Italia si battono contro la cementificazione, che mette a rischio più che in altri Paesi europei il nostro patrimonio naturale

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    Il consumo del territorio è un altro problema contro il quale si cerca di lottare in termini di sostenibilità ambientale. E sono molti in Italia i comitati che si battono contro l’avanzare del cemento. Anche se in molti forse non li conoscono, la loro è una continua azione di resistenza contro la cementificazione, la vera e propria “onda grigia” che rischia di mettere in pericolo il territorio attraverso un consumo dalle conseguenze imprevedibili, ma sicuramente non positive per l’intero ecosistema.

    I gruppi che nel nostro Paese cercano di fermare il cemento sono molto numerosi. Le ultime stime li calcolano in centinaia. Tutti cercano di portare avanti delle contestazioni ambientali basate proprio sul cemento. Si calcola che le infrastrutture oggetto di contestazione sono 331.

    L’Istat ha condotto una specifica indagine sulla cementificazione in Italia e ha messo a punto un rapporto annuale generale, che di certo sorprende. È emerso dal rapporto che in Italia il consumo del suolo è molto più forte rispetto a quello registrato negli altri Paesi europei. È stato calcolato che in Italia il 7,3% del territorio non è più naturale. In particolare l’estensione dei nuclei abitati è cresciuta tantissimo negli anni che intercorrono fra il 2001 e il 2011.

    Le stime per il futuro non sono affatto promettenti in termini di salvaguardia ambientale.

    Fai e WWF hanno messo a punto il dossier “Terra rubata”, il quale sottolinea che il consumo del suolo nei prossimi 20 anni potrebbe aumentare, fino ad arrivare a 75 ettari al giorno.

    Luca Martinelli, autore del libro “Salviamo il paesaggio!”, che si occupa della questione, ha spiegato che è possibile battersi contro la cementificazione: “Basta avere gli strumenti giusti“, sottolinea Martinelli, che nel libro spiega per filo e per segno come fare. “Per organizzare la resistenza bisogna prima conoscere le “armi” a disposizione, dall’accesso agli atti al diritto alla trasparenza, dai soggetti competenti nelle procedure – enti locali, giudici e tribunali – alle modalità e i costi per presentare istanze e ricorsi”.

    In sostanza salvare il paesaggio dall’avanzare del cemento è possibile: basta solo avere la consapevolezza che l’ambiente naturale è un bene da salvare attraverso il ricorso a tutti quegli strumenti che la legge mette a nostra disposizione a favore della tutela ambientale.

    Sono molti i luoghi a favore dei quali si fanno sentire le iniziative dei gruppi anti-cemento. Possiamo fare qualche esempio in proposito. Basti pensare al comitato che si batte per recuperare il Forte Marghera, una vasta distesa di terra, acqua e canali da salvaguardare.

    A Salerno è attivo il Comitato No Crescent, che si batte per non far deturpare il lungomare della città, a rischio per un progetto di cementificazione spropositata. A Venaus, in Valsusa, è stato predisposto un piano regolatore a impatto zero, sempre in nome della difesa della natura.

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