Catastrofe ecologica in Nuova Zelanda: la nave incagliata si è spezzata

Una catastrofe ecologica si è verificata in Nuova Zelanda: una nave si è incagliata sulla barriera corallina, contaminando l’ecosistema con la fuoriuscita di petrolio

da , il

    Una catastrofe ecologica si è verificata in Nuova Zelanda. Si tratta del disastro provocato da una nave, la Rena, che si è incagliata sulla barriera corallina Astrolabio, mettendo a rischio l’ecosistema incontaminato della zona. Uccelli marini, pesci e pinguini blu sono minacciati dal carburante che continua a fuoriuscire dall’imbarcazione. Un vero e proprio pericolo per gli equilibri naturali dell’ambiente naturale in questione, che rischia di subire danni irreparabili. E, poiché le relazioni ambientali si configurano come una catena, a risentirne di certo saremo tutti.

    La nave incagliata si è spezzata

    LaPresse

    A cura di Gianluca Rini

    La nave incagliata in Nuova Zelanda si è spezzata a causa delle forti mareggiate determinate da una tempesta. Nelle acque del mare sono stati dispersi rottami e container e per questo si teme una nuova possibile fuoriuscita di petrolio, che andrebbe ad accrescere il numero di danni registrati in seguito al disastro ambientale, avvenuto quando la nave si era incagliata. I danni sono già ingenti; basti pensare che già 200.000 uccelli marini sono stati uccisi dal carburante disperso, arrivato fino alle spiagge.

    Un disastro nel disastro quindi, anche perché le previsioni non sono affatto incoraggianti, visto che, a quanto pare, la tempesta dovrebbe durare ancora per alcuni giorni. Ad essersi staccata dalla nave è la parte della poppa che si muove in modo inarrestabile e si temono forti danni ambientali. La parte anteriore invece sembra essere rimasta nella sua posizione. Ma è impossibile riuscire a prevedere quali possano essere le conseguenze.

    I primi segnali di cedimento

    LaPresse

    A cura di Gianluca Rini

    I primi segnali di cedimento sono iniziati qualche giorno fa, quando, nonostante l’Autorità Marittima della Nuova Zelanda avesse confermato che la nave rimaneva incastrata agli scogli, si erano cominciate a scorgere delle macchie di olio intorno alla nave, sia dalla parte della prua che della poppa.

    Inoltre alcuni contenitori erano caduti in mare e avevano causato dei danni a dei pinguini, i quali sono stati ritrovati inzuppati di olio ed erano stati portati presso il centro di recupero della fauna selvatica di Massey a Palmerston North, mentre uno degli animali non ce l’ha fatta a restare in vita.

    I danni agli equilibri ambientali

    A cura di Gianluca Rini

    Non bisogna infatti pensare che i disastri ecologici che accadano in zone lontane del mondo non ci riguardino. Sicuramente a lungo andare le conseguenze si faranno sentire. Non dimentichiamoci che facciamo parte di un unico sistema in cui la conservazione della biodiversità dovrebbe configurarsi come una priorità. Basti pensare che in termini di biodiversità solo in Italia sono 58.000 le specie animali a rischio estinzione.

    A causa della marea nera che si è riversata in Nuova Zelanda le spiagge sono minacciate e diversi uccelli marini sono già morti. A volte succede che, per ciò che concerne la biodiversità, l’estinzione è più veloce dell’evoluzione. E non dobbiamo pensare che il fatto possa essere sottovalutato, visto che la mancanza di biodiversità mette a rischio anche la salute dell’uomo.

    Esperti di vari Paesi stanno cercando di risolvere il problema, evitando soprattutto che un’altra grande quantità di petrolio ancora nella nave fuoriesca contaminando le acque. Intanto Nick Smith, il ministro dell’Ambiente neozelandese, non ha esitato a definire l’evento come la peggiore catastrofe marittima della storia del Paese.