Case di paglia: una soluzione a basso impatto ambientale che risparmia energia [FOTO]

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Le case di paglia sono una delle ultime frontiere per la bioedilizia

da in Bioedilizia
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    L’aumento dell’interesse per la bioedilizia non è più una novità: le fiere di settore si sprecano, i nuovi studi che applicano tecnologie costruttive innovative, da semplici innesti a vere e proprie case passive, con un consumo energetico minimo e autonomo, cominciano a fare capolino anche nel nostro paese, visto che all’estero, dal Canada agli Stati Uniti fino alla Germania, sono una realtà consolidata. In particolar modo, un materiale antico e naturale torna alla ribalta: la paglia. Dopo averne parlato al Made Expo con la squadra di Aldo Cibic, oggi ascolteremo l’esperienza dello studio d’architettura Filo di paglia, che si occupa anche della progettazione e realizzazione di costruzioni in paglia e argilla.

    Per chi crede che la paglia sia un materiale fragile e poco adatto a delle abitazioni è presto smentito dagli specialisti del settore: in primis perché difficilmente viene attaccato da muffe, parassiti e roditori. Eliminati questi inconvenienti, il prossimo dubbio potrebbe riguardare la capacità della paglia di trattenere il calore nella stagione fredda e resistere agli eventi atmosferici: “Il materiale potrebbe temere l’acqua ma tutto è comunque protetto da cinque centimetri d’intonaco esterno, formato da calce e sabbia – spiega l’architetto Matteo Pierattini, di Filo di PagliaI muri poi sono spessi dai 30 ai 50 centimetri e consentono, grazie alle proprietà di questo materiale, alte prestazioni energetiche, perché è un buon isolante termico, ed è molto economico, visto che spesso risulta essere uno scarto di altre lavorazioni”.

    Riepilogando quindi, una soluzione abitativa in paglia potrebbe davvero rivelarsi un investimento: risparmio in termini di costo dei materiali e riciclo di qualcosa che andrebbe altrimenti smaltito, ovvero un doppio punto a suo favore per gli amanti dell’ambiente. “Ovviamente la Classe A per un edificio non si raggiunge solo con le murature – continua Pierattini – ma l’efficienza che si vuole mettere in campo dipende molto dal cliente: si può montare una caldaia a gas, oppure optare per una soluzione migliore, come una pompa di calore con sonda geotermica, unita a pannelli solari sul tetto”. Vengono così messe insieme delle tecnologie innovative e una tecnica tradizionale, dal sapore antico: se facciamo un passo indietro nella storia dell’uomo, i primi esempi dell’utilizzo di paglia nelle abitazioni si hanno fin dalla Mesopotamia, anche se poi nel mondo moderno è stato ripreso negli Stati Uniti a metà dell’800 nelle zone dove si producevano cereali.

    L’Italia, anche paese agricolo, ne produce molto di questo “materiale di “scarto”, liberandoci così da una delle croci del nostro tempo: l’approvvigionamento delle materie prime, che ci vede quasi sempre dipendenti dall’estero, soprattutto per quanto riguarda le fonti energetiche. La paglia è quindi doppiamente ecologica: è un materiale naturale e a chilometro zero, facilmente reperibile sul nostro territorio nazionale.

    Le tecniche da mettere in campo attraverso questo materiale sono in realtà molto semplici: parliamo ad esempio della terra-paglia, o terra alleggerita, che sfrutta la capacità d’assorbimento del calore della terra, molto utile per trattenere quello prodotto dai raggi solari nelle giornate d’inverno, riscaldando l’ambiente interno.

    Questi edifici non sono però costruiti solo con la paglia: “La normativa italiana, a differenza ad esempio di quella francese, non considera le balle di paglia come materiale portante – dichiara Pierattini – per questo motivo ci appoggiamo a una struttura in legno certificato, che sorregge i carichi”. Come studio, Filo di Paglia ha realizzato due progetti, una casa nelle campagne vicino a Cingoli e un edificio agricolo in provincia di Firenze, ma ha altri 3 progetti in cantiere, e per uno è già stato ottenuto il permesso. Questo team d’architetti non si occupa solo di progettazione e costruzione ma anche di formazione. Durante la costruzione del progetto fiorentino, ad esempio, si sono svolti alcuni cantieri scuola con professionisti, agricoltori e persone interessate a queste tecniche edilizie, che usano anche intonaci tradizionali in terra cruda.

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