Cani-procione scuoiati in Cina per le pellicce: l’inchiesta di Animal Equality

Cani-procione scuoiati in Cina per le pellicce: l’inchiesta di Animal Equality

Animal Equality ha svolto un’inchiesta sul fenomeno dei cani-procione scuoiati vivi in Cina, per alimentare l’industria della pelliccia

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    Le torture sui cani-procione in Cina

    I cani-procione e le volpi vengono scuoiati vivi in Cina, per ottenere pellicce, che vengono vendute in tutte le parti del mondo. E’ questo il terribile fenomeno che denuncia una nuova inchiesta di Animal Equality. Torture barbare sugli animali sono messe in atto soltanto per ottenere dei capi d’abbigliamento da sfoggiare, solamente per il gusto estetico di rispondere al piacere di chi non ha rispetto per i nostri amici a quattro zampe. Animal Equality ha voluto lanciare una campagna di sensibilizzazione nei confronti di chi acquista queste pellicce, per coinvolgere anche le case di moda.

    I cani-procione, una specie molto simile ai nostri cani domestici, verrebbero sottoposti a delle torture indicibili. Si userebbero delle barre metalliche. Una di queste verrebbe inserita nella bocca e l’altra nell’ano. Le barre verrebbero poi collegate ad una batteria per automobili, in modo da trasmettere agli animali delle vere e proprie scariche elettriche, che li paralizzano. Tuttavia le povere bestioline non rimarrebbero uccise in seguito a questa pratica, ma verrebbero scuoiate vive, in modo da mantenere il pelo più intatto.

    Gli attivisti di Animal Equality hanno trascorso tre settimane effettuando delle registrazioni e osservando come i poveri animali verrebbero trattati negli allevamenti. I volontari si sono presentati come possibili acquirenti, per questo hanno avuto il permesso di effettuare registrazioni senza limitazioni. E’ stato riscontrato che gli animali verrebbero ammassati in delle gabbie molto piccole, nelle quali non riuscirebbero neanche a muoversi. A causa della sofferenza e delle condizioni stressanti che vivrebbero, si ammalerebbero facilmente.

    Non si tratterebbe soltanto di patologie fisiche, ma anche di problemi di carattere mentale: alcune bestioline, a causa del sovraffollamento, arriverebbero addirittura anche a mangiarsi tra di loro. Gli animali feriti verrebbero lasciati senza la possibilità di ricorrere a delle cure e per questo morirebbero. I consumatori, secondo ciò che hanno rivelato gli esperti, spesso non si rendono conto di comprare delle pellicce che derivano da questi animali allevati in condizioni terribili.

    Le pellicce della Cina arriverebbero anche nel nostro Paese, ma spesso nell’etichetta dei capi d’abbigliamento si fa confusione fra i nomi scientifici e non viene indicata nemmeno l’esatta provenienza delle pelli. Già è riprovevole utilizzare le pellicce non sintetiche, allo stesso tempo è ancora più incredibile come nessuno sembra preoccuparsi di dare garanzie sulla provenienza di questi abiti. Attraverso il commercio non si fa altro che incrementare una “produzione” che vede la morte di numerosi esseri innocenti. Gli animali verrebbero spesso uccisi vicino ai mercati all’ingrosso. Così hanno documentato le investigazioni. Soltanto nella regione di Shandong verrebbe ucciso un milione di animali tra volpi e cani-procione. In tutta la Cina ogni anno va alla morte circa un milione e mezzo di bestioline per l’industria della pelliccia. Animal Equality ha lanciato anche una petizione attraverso il sito bastamodacrudele.org.

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