Caccia alle balene, il Giappone fermato dalle navi ambientaliste

Caccia alle balene, il Giappone fermato dalle navi ambientaliste

La caccia alle balene del Giappone nell’Antartico è stata fermata soprattutto in seguito alle proteste dell’associazione ambientalista Sea Shpeherd

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    La caccia alle balene può essere considerata un fenomeno che va avanti da molto tempo e contro il quale in molti si sono adoperati. I risultati ci sono stati nel corso del tempo, anche se si è trattato di una lotta piuttosto dura e che non è stata sempre facile da portare avanti. In particolare le associazioni ambientaliste hanno fatto di tutto per fermare il Giappone, la nazione che maggiormente è stata spietata nel mettere in atto un vero e proprio massacro nei confronti di questi animali indifesi che costituiscono una delle meraviglie della biodiversità marina.

    A cura di Gianluca Rini

    Anche quest’anno Sea Sheperd è riuscita a mettere fine in anticipo alla stagione della caccia alle balene nell’Oceano Antartico, che il Giappone continua a considerare per scopi scientifici. La flotta baleniera giapponese è stata ostacolata dalle navi del gruppo ambientalista e quindi ha dovuto fare rotta per ritornare in Giappone.

    Ecco che cosa ha dichiarato a questo proposito Paul Watson, leader di Sea Sheperd: “Da quando la nostra nave Bob Barker ha raggiunto la Nisshin Maru il 5 marzo, la stagione di caccia si è di fatto conclusa. Siamo riusciti a inseguire la flotta giapponese per oltre 17.000 km, dando loro poco tempo per uccidere balene. Inoltre le due navi arpionatrici hanno impiegato più tempo a contrastare le nostre navi che a sparare arpioni“.

    La caccia è terminata dopo che il Giappone è riuscito a catturare solo 266 balene, che rappresentano il 30% della quota prevista. E’ stata uccisa soltanto una balena azzurra. Sea Sheperd prevede un impiego più ampio di mezzi se nel prossimo dicembre i Giapponesi intendono tornare nell’Oceano Antartico.

    In nome della tutela degli animali la caccia alle balene da parte del Giappone è stata fermata. Il tutto si svolgeva nell’Antartico dove le spedizioni giapponesi ogni anno uccidevano i cetacei. Un comportamento non ecocompatibile a tutti gli effetti, che è stato bloccato soprattutto in seguito alle ingenti proteste pervenute da parte dell’associazione ambientalista Sea Shpeherd. L’Agenzia della pesca giapponese ha reso noto che l’attività di caccia è stata sospesa e in seguito potrebbe essere definitivamente abbandonata prematuramente rispetto a quanto previsto.

    La sospensione, che è avvenuta dal 10 Febbraio, sarebbe da rapportare a motivi di sicurezza, in attesa di una più attenta considerazione sul da farsi. Di certo però in questo caso il rispetto dell’ambiente sembra aver avuto finalmente la meglio su un tipo di caccia agli animali marini portata avanti per uno scopo di ricerca scientifica, che in ogni caso non può giustificare i rischi per la biodiversità e l’ecosistema.

    Nel 2010 è stato effettuato un censimento della popolazione marina, che ha messo in evidenza come le balene sono animali a rischio estinzione.

    La mattanza dei cetacei, giustificata dal Giappone per scopi scientifici e non commerciali, acuisce il già complesso problema. Un vero pericolo per la sostenibilità ambientale.

    Un fenomeno che deve essere sicuramente arginato, se vogliamo evitare di recare danno agli equilibri naturali. La caccia alle balene non è portata avanti solo dal Giappone e per questo occorre un’attenzione internazionale alla salvaguardia degli animali in questione.

    Se a tutto questo aggiungiamo i casi di arenamento degli animali marini, come le balene spiaggiate e morte in Nuova Zelanda, ci possiamo rendere conto meglio delle dimensioni del problema.

    Un episodio spietato di caccia alle balene è avvenuto nel luglio 2010 nelle isole Far Oer, un arcipelago fra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda. Qui si cacciano soprattutto le balene dalle pinne lunghe. In questa occasione sono stati uccisi 236 cetacei dai cacciatori spietati. Il tutto è stato documentato da Peter Hammarstedt, uomo di punta dell’equipaggio della nave eco-pirata Sea Shepherd.

    Tra gli animali uccisi ci sono state anche delle femmine gravide e dei balenotteri ancora non nati. La testimonianza del racconto è stata davvero raccapricciante.

    Nella caccia alle balene è stato molto impegnato soprattutto il Giappone, che ha deciso di destinare anche i fondi destinati ad aiutare la popolazione di Fukushima proprio per dare la caccia ai cetacei nei mari dell’Antartide.

    Si è trattato di un episodio-scandalo, che le associazioni ambientaliste hanno denunciato con forza.

    Gli interventi della Sea Sheperd e delle associazioni ambientaliste sono stati determinanti nel corso del tempo per frenare la caccia giapponese alle balene. Un fenomeno che è ormai in vigore da 25 anni e si basa su una sorta di rispetto per le tradizioni culturali e culinarie proprie del Giappone. In ogni caso per fermare il Giappone è stato importante anche il disaccordo da parte di altri Paesi della macro area, che non hanno più sopportato il fatto che il Giappone violasse ripetutamente le norme che vietano di cacciare i cetacei.

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