Caccia al coyote: una crudeltà insensata [VIDEO]

Caccia al coyote: una crudeltà insensata [VIDEO]

Un video ci mostra le immagini sbalorditive di un coyote ferito a morte dai cacciatori, che si contorce per il forte dolore

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    caccia al coyote

    Immagini sconcertanti quelle che arrivano dagli Stati Uniti: una nuova vittima della caccia. Non si tratta, come potremmo pensare, di un uomo rimasto colpito da un proiettile. Questa volta parliamo di un coyote, che è stato ferito a morte e che si dimena in preda ad un dolore lancinante. Una scena davvero cruenta quella che si presenta ai nostri occhi. L’animale porta la bocca nella parte colpita, come a voler lenire quel forte dolore che prova. Ma tutto è completamente inutile.

    Dalle immagini del video appare evidente come il coyote non stia affatto attaccando i cacciatori: si limitava a muoversi nel suo territorio naturale. Ad un certo punto uno di questi spara e inizia la scena di dolore, che mette ko l’animale.

    Il video è stato classificato come vietato ai minori di 18 anni, e non sono mancate le polemiche, perché gli animalisti di tutto il mondo si sono ribellati. Inutile dire che quest’ultima serva a cibarsi degli animali, perché tra l’altro in questo caso il coyote non è nemmeno un animale commestibile. Si tratta soltanto di una pratica crudele, che non ha nessun altro motivo, se non quello di essere fine a se stessa.

    Ecco perché appare non affatto degna di Paesi civili, che invece dovrebbero proclamare l’assoluto rispetto nei confronti degli animali. Una civiltà che non rispetta gli animali, che non li protegge, ma anzi si accanisce contro di loro per il solo gusto di farlo, ha perso il rispetto anche nei confronti di se stessa. Dovremmo rifletterci di più, per capire l’assurdità dell’attività venatoria.

    vittime della caccia stagione 2011 2012

    Il bollettino di guerra delle vittime della caccia continua tristemente a salire: un bambino di soli 5 è anni morto per un colpo accidentale partito dal fucile da caccia del padre ed è la settima vittima minore di età falcidiata dalle armi da caccia, dal 1 settembre al 24 novembre (4 i bambini morti e 3 i feriti). Sono questi i numeri di cui parla l’Associazione Vittime della caccia: “Non si risparmiano nemmeno i bambini, immolati alla passione venatoria, nel tentativo di tramandare una cruenta usanza oramai fuori dal tempo e dallo spazio” dichiara Daniela Casprini, presidente dell’associazione. I dati riportati dallo studio sono chiari: in questo breve arco temporale, sono 97 le vittime della caccia, 22 morti e 75 feriti, di cui 6 morti e 16 feriti tra la gente comune, ovvero chi non imbracciava alcuna arma. Il comunicato si conclude con un appello alle famiglie: “Ci rivolgiamo alle madri e alle donne tutte, affinchè preservino i propri bambini da questo ambiente evidentemente causa di morte, dolore e di sopraffazione del forte sul debole, non è più tempo di indugiare – continua Daniela Casprini – Lasciate che i bambini giochino a pallone e fate in modo che non si avvicinino alle armi, che sviluppino empatia e compassione per gli animali invece di massacrarli. La caccia porta solo morte, sottraiamo almeno i bambini a questa strage”.

    Ancora vittime della caccia, in seguito ad un fatale incidente avvenuto a Fiesole, in provincia di Firenze. In base a quello che è stato ricostruito sulla dinamica dell’incidente, un cacciatore di 62 anni, essendo inciampato, ha visto partire per errore un colpo dal suo fucile, che ha colpito il figlio Lorenzo Cerbone di 32 anni, uccidendolo. Il fatto è avvenuto intorno alle 5:30 di questa mattina, 19 settembre nei boschi in località Bagazzano, sopra il Girone. Il ragazzo rimasto vittima del padre è stato colpito all’ascella ed è morto a causa della grande quantità di sangue che ha perso. Il tutto è successo nonostante il padre e lo zio lo abbiano portato immediatamente all’ospedale di Ponte a Niccheri.

    Il padre di Lorenzo adesso si trova scortato dai carabinieri ed è in stato di choc per quanto è successo. I primi accertamenti sulla vicenda hanno messo in luce che l’incidente è avvenuto, anche perché non erano state prese tutte le precauzioni sull’uso dell’arma, un Beretta calibro 12, che era regolarmente detenuto dall’uomo.

    I carabinieri hanno fatto affidamento sulla testimonianza dello zio del ragazzo rimasto ucciso. Lo zio, un uomo di 44 anni, si trovava a pochi metri di distanza quando è avvenuto l’incidente, mentre padre e figlio camminavano spalla a spalla lungo un sentiero, un po’ più indietro.

    Lo zio ha sentito lo sparo improvviso e ha visto il ragazzo cadere a terra.

    E’ assurdo che possano accadere fatti del genere, solo perché alcune persone sono spinte dal “piacere” non giustificato di praticare quello che viene definito uno vero e proprio sport: uccidere animali innocenti.

    GR

    Brutta sorpresa per i cacciatori veneti che avrebbero voluto iniziare a sparare due giorni fa, per l’inizio della stagione di caccia, secondo quello che sarebbe dovuto essere stato il calendario modificato, che prevedeva 2 giorni in più rispetto a quelli previsti. Ma una delibera del Tar, della Regione Veneto, ha sospeso i due giorni di caccia aggiuntivi, per i mesi di ottobre e novembre.

    Pertanto i giorni di caccia agli uccelli migratori, sono stati ridotti a 3 dai 5 che erano diventati. Il Tar ha così accolto il ricorso anti doppietta e ridotto gli orari settimanali di caccia.

    Si tratterebbe, in realtà, di una sospensione di tipo tecnico, ragion per cui Daniel Syival, assessore regionale, ha fatto sapere che gli aspetti che giustificano i due giorni in più di caccia, saranno chiariti entro la fine di questo mese: “Per i cacciatori non cambierà nulla rispetto al nuovo piano venatorio. Il ricorso era stato emesso dall’associazione Vittime della Caccia, rappresentata dall’avvocato Massimo Rizzato.

    Una sonora lezione per i cacciatori come sottolinea in una nota Andrea Zanoni, presidente Lac e parlamentare europeo dell’IdV.
    Un risultato pratico sarebbe quello di ridurre di 20 giorni, il calendario di caccia di ottobre e novembre, periodo in cui si concentra un alto passo migratorio, garantendo la salvezza di centinaia di migliaia di volatili in volo, di passaggio, come allodole, cesene, beccacce, anatre, tordi e tanti altri uccelli migratori.
    Nell’incontro della settimana scorsa tra Zanoni e il procuratore capo della Corte dei Conti di Venezia, è emerso che vi sia la possibilità di multare i responsabili regionali sulla caccia in deroga, quindi multare Zaia, Formigoni, Stival e i colleghi del Veneto e Lombardia.

    LP

    Quando si pensa alle vittime della caccia, indubbiamente il primo riferimento è agli animali, che rimangono morti o feriti a causa della pratica venatoria. Tuttavia bisogna dire che le vittime della caccia non sono soltanto i nostri poveri amici animali, ma anche gli uomini. E’ stato realizzato sulla questione un apposito studio, portato avanti dall’associazione Vittime della caccia. La ricerca ha preso in considerazione le vittime nella stagione venatoria 2011-2012, operando una suddivisione dei dati per regioni e province e mettendo in evidenza come fra le vittime ci siano anche altre persone, oltre ai cacciatori.

    I dati del dossier messo a punto dall’associazione Vittime della caccia sono molto evidenti e ci fanno riflettere su quanto assurda sia la caccia. Ai nostri occhi la pratica venatoria non è altro che un’azione apportatrice di morte e distruzione. Da un lato non si tiene conto del rispetto della biodiversità animale, con conseguenze pesanti in termini di impatto ambientale.

    Dall’altro lato i dati allarmanti sulle vittime umane ci fanno capire come sia assurdo portare avanti un’attività del genere soltanto per “divertimento”. Nonostante ogni anno i casi di questo genere vengano denunciati, non si sta facendo abbastanza per mettere in atto dei provvedimenti adeguati a limitarne la portata.

    Se pensiamo poi che vengono coinvolte anche persone estranee all’attività venatoria, la situazione appare ancora più tragica. Tutto questo è aggravato dal fatto che l’articolo 842 del Codice Civile permette ai cacciatori di entrare nelle proprietà private: si tratta di una disposizione quasi unica in Europa, che aumenta i pericoli.

    vittime della caccia grafico

    Il dossier Vittime della caccia prende in considerazione le vittime in ambito venatorio ed extravenatorio, il rapporto fra minori e caccia e quello fra animali domestici e caccia. Vengono riportati diversi casi. Il tutto è corredato da grafici e statistiche che indicano in maniera precisa con quale situazione abbiamo a che fare.

    Rispetto alla stagione venatoria 2007-2008, c’è stata soltanto una lieve diminuzione del numero di morti e feriti. Fra le regioni italiane a detenere il record delle vittime della caccia nella stagione 2011-2012 sono la Sardegna e l’Emilia Romagna. Ad essere coinvolte sono maggiormente le persone con più di 61 anni di età. Nella stagione 2011-2012 si sono registrati 11 morti, 75 feriti, di cui 14 fra la gente comune e 72 fra i cacciatori.

    Come ha sottolineato l’eurodeputato Zanoni, in riferimento alla caccia in Veneto e in Lombardia, “Questa storia si ripete ininterrottamente dal 2002 e grazie a innumerevoli ricorsi delle associazioni animaliste ed ambientaliste, molti dei quali ho scritto personalmente, la Commissione Europea ha detto basta. Prima sono arrivate le condanne della Corte di Giustizia e adesso arriva un monito preciso, se si continua su questa strada si tratterà di recidiva e la Commissione europea chiederà alla Corte di Giustizia di applicare le sanzioni“.

    I cittadini possono denunciare le violazioni sulla caccia a vari enti: guardie venatorie della Provincia, Corpo Forestale, carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, polizia municipale, guardie volontarie delle associazioni ambientaliste. Ma che cosa nello specifico comporta la violazione delle regole principali della caccia?

    Innanzi tutto la legge punisce chi si introduce per cacciare nei giardini e nelle pertinenze delle abitazioni, viene punito anche il disturbo delle persone con rumori molesti. L’articolo 703 del Codice Penale vieta gli spari nei pressi delle abitazioni. Da ricordarsi inoltre che la caccia è vietata ad una distanza di 100 metri da case, fabbriche o posti di lavoro.

    Per quanto riguarda le strade e le ferrovie, la distanza da rispettare è invece di 50 metri, che arrivano a 100 per le macchine agricole in funzione. Nei luoghi dove c’è la presenza di bestiame o di animali domestici, la caccia è consentita solo ad una distanza superiore a 100 metri.

    Nel cacciare sono vietati alcuni mezzi, come reti, trappole, tagliole, esche avvelenate, lacci, balestre. I giorni in cui non si può cacciare sono il martedì e il venerdì, anche se dovessero essere festivi.

    1929

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