Bare ecologiche e urne bio: per diventare parte della natura dopo la morte

Bare ecologiche e urne bio: per diventare parte della natura dopo la morte

Sono state inventate delle bare ecologiche e delle urne bio

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    Forse non tutti lo sanno, ma ci sono anche le bare ecologiche e le urne bio. Si tratta di soluzioni a dir poco naturali, per fare in modo che anche il nostro trapasso nell’al di là sia improntato al rispetto dell’ambiente. Non ci si riferisce soltanto all’utilizzo di particolari materiali per la realizzazione delle casse, ma anche a soluzioni ecocompatibili, per lasciare un ricordo di se stessi in sintonia con i ritmi della vegetazione: non sarebbe bello diventare un albero una volta lasciato questo mondo? C’è anche chi ha pensato a questo e l’idea potrebbe non dispiacere. Andiamo nello specifico e vediamo le varie possibilità, perché anche la morte sia un evento green.

    Si può scegliere di non inquinare, affidandosi a delle vere e proprie urne biodegradabili. Potrebbe essere il rimedio giusto per chi ha a cuore in maniera profonda la sostenibilità ambientale e non vuole rinunciare a questo concetto, nemmeno nel momento in cui si ritrova a passare a miglior vita. C’è una ditta danese che si è organizzata in questo senso, per proporre delle strutture adatte a non arrecare danni al nostro pianeta. Il tutto è corredato da differenti modelli.
    Ci sono anche dei feretri in cartone riciclato, che hanno un doppio vantaggio. Da un lato possono evitare l’incremento dei rifiuti e dall’altro consentono di risparmiare. Un imprenditore argentino si è cimentato in questa opera, mettendo a punto contenitori che riescono a sopportare un peso fino a 225 chili, resistenti all’acqua e privi di solventi. Per chi ha voglia di qualcosa di veramente originale, ispirato alla mobilità ecologica, c’è anche il carro funebre a pedali.

    Anche in Italia abbiamo avuto idee di questo genere. Una designer ha progettato un cilindro di torba che, quando viene sotterrato, si decompone.

    All’interno sono contenuti i semi di una pianta, che il proprietario ha scelto precedentemente. In questo modo il vegetale può crescere e fiorire. Martin Azua, giovane disegnatore spagnolo, ha inventato un oggetto di questo tipo. Apparentemente sembrerebbe soltanto un bicchiere in cartone, come quelli che vengono usati nei fast food. E’ composto di fibre di cocco, di cellulosa e di torba.
    Il funzionamento è sempre quello: contenere i semi insieme alle ceneri del defunto. Si può lasciare un segno tangibile della nostra esistenza e della relativa scomparsa. Quale migliore memoria di una persona, se non un albero? Un po’ come la vita che si ripropone, nonostante il declino. Anche a livello metaforico è davvero una bella esperienza, perché si riesce ad affermare l’energia vitale, pur nel momento in cui essa sembra venire meno. E poi in fin dei conti è anche la maniera più adatta non solo per l’atto del commemorare, ma anche letteralmente per “mettere radici” sulla Terra e contribuire concretamente a renderla più vivibile. Pensate che sia un fatto puramente romantico? Più che altro si dovrebbe parlare di ecoresponsabilità da proclamare fino in fondo, senza nessuna esitazione. Anche queste decisioni vanno valutate con attenzione.

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