Autostrada per biciclette: nuova rete in Danimarca

In Germania non solo l'economia decolla, ma anche la tutela ambientale e la mobilità sostenibile

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    Dopo la Germania , anche la Danimarca inaugura una nuova autostrada per biciclette per favorire uno stile di vita a impatto zero e ridurre i rischi di pericolo per chi decide di spostarsi in città muovendosi in bici. La bicicletta sembra essere l’unico mezzo funzionale per combattere l’inquinamento e sembrerebbe che in diversi Paesi si stia cercando di invogliare le persone a servirsi di questo mezzo eco-friendly per gli spostamenti.

    La nuova autostrada per biciclette è stata realizzata dalla periferia di Copenaghen e si estende fino a Albertslund. Attualmente la rete autostradale per bici ricopre un percorso di 17 chilometri attraverso i quali molti danesi potranno raggiungere il posto di lavoro senza correre alcun rischio. I percorsi sono destinati ad aumentare fino a 26 per un’autostrada ciclabile che si estende in più direzioni con punti di sosta forniti di accessori per la manutenzione delle biciclette per i ciclisti. Si tratterebbe dunque di un piano in fase di evoluzione mirato a battere quello dell’autostrada sviluppata in Germania.

    Germania, nasce l’autostrada per biciclette. E in Italia come sono le piste ciclabili?

    La Germania è sempre la prima della classe: nel mercato economico, in primis, ma anche nel settore della tutela ambientale. Nella mobilità sostenibile, infatti, non ha nulla da invidiare ai paesi nordici o all’Olanda, al contrario di noi. Ora lo stato tedesco pensa a qualcosa di ancora più rivoluzionario delle tradizionali piste ciclabili: una vera e propria autostrada per i mezzi ecologici a due ruote.

    Secondo tale progetto, infatti, sarà possibile collegare le città di Dortmund e di Duisburg tramite una struttura dedicata proprio alla mobilità in bicicletta, con una maxi pista di 60 chilometri e con una larghezza pari a 5 metri. La strada per le due ruote sarebbe asfaltata nelle zone pianeggianti, senza discutibili incroci, curve a gomito o tendenzialmente pericolose. Una visione futuristica per noi, che sposa però i concetti di sviluppo sostenibile e di mobilità a basso impatto ambientale che i tedeschi ben conoscono e apprezzano.

    Ma da noi, a che punto siamo?

    Nulla di nuovo sul fronte occidentale (e nemmeno su quello orientale, se è per questo). A Milano ci dicono che più della metà delle piste ciclabili sono fuori legge -i dati risalgono a qualche mese fa-, con problemi strutturali nella loro costruzione e con i percorsi ciclabili che incontrano quelli pedonali, mentre a Roma si punta di più sul bike sharing ma restano i problemi sugli attraversamenti stradali per la popolazione che si muove su due ruote e sul traffico delle auto, sempre congestionato. Anche se esistono città come l’universitaria Padova dove si sono registrati anche 140.000 spostamenti in bicicletta al giorno, Legambiente ci ricorda che tra il 2000 e il 2010 il numero di spostamenti sulle due ruote è rimasto fermo al 3,8%. Una componente di pigrizia e di difficoltà a cambiare stile di vita è inevitabile, ma anche i rischi in termini di sicurezza hanno un loro peso rilevante.