Auto elettrica: bufala o soluzione green?

Auto elettrica: bufala o soluzione green?
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    Con i rialzi della benzina il consumatore e le aziende si chiedono come poter risparmiare nei trasporti.
    Secondo molti ambientalisti, la soluzione risiede nelle auto elettriche, considerate convenienti e non inquinanti. E’ davvero così? Se guardiamo superficialmente al problema delle emissioni, la prima risposta è sì, ma se andiamo più in profondità ci accorgiamo che la realtà è ben diversa. Intanto partiamo dall’aspetto ecologico: è vero che l’auto elettrica ha zero emissioni, ma si pone il problema di come produrre l’elettricità per ricaricare l’auto: se per fare ciò ricorriamo a centrali che usano combustibili nucleari o fossili, il problema si sposta “a monte”, infatti il maggiore consumo elettrico porterebbe ad un maggiore lavoro per queste centrali e quindi a un aumento delle loro emissioni (o delle scorie nel caso del nucleare).

    Bisogna aggiungere poi che al momento le colonnine elettriche per ricaricare l’auto sono poche e non sempre funzionano.
    C’è da dire che molti costruttori automobilistici sollevano false speranze sul prossimo futuro dell’auto ecologica e ne approfittano per continuare a vendere vetture di grandi dimensioni e con forti consumi, almeno questo è quanto ha affermato uno studio dell’Università di Oxford guidato dal professor Inderwildi, il quale sostiene anche che, pur se alcuni costruttori di auto si erano impegnati a vendere più auto a idrogeno ed elettriche a partire dal 2015, si tratta di poche centinaia di vetture e quindi non è una “promessa degna di fede”. A sostegno di tale tesi ci sono i numeri di vendita delle auto elettriche attualmente in commercio che sono tutt’altro che positivi, ad esempio la Nissan Leaf, l’auto tecnologicamente più evoluta del settore, nei primi 9 mesi dell’anno ha venduto negli USA solo 7199 unità e, francamente, l’obbiettivo dei 20.000 modelli venduti per il 2012 è ormai irraggiungibile (per altro la compagnia giapponese ha fatto sapere che gli ordinativi sono in diminuzione). Stessi volumi di vendita per l’auto “verde” della Honda, ovvero la Honda FCX Clarity, che è già in commercio dal 2007, ma non ha mai sfondato.
    Il problema dell’insuccesso di questi modelli è il prezzo della componente “tecnologica”, ovvero le batterie che vanno dai 15.000 ai 40.000 euro, per questo motivo spesso le auto elettriche vengono vendute in “leasing”, unito anche ad una serie di problemi tecnici.

    Per le auto a idrogeno, il problema è da un lato l’idrogeno necessario, in quanto se è vero che l’idrogeno è l’elemento più comune nell’universo e sul pianeta, è anche vero che si tratta di una forma non utilizzabile (gassosa), quindi è necessario prima di tutto ridurlo in forma liquida, procedimento non facile e costoso. Inoltre vi è il problema dell’alto costo del platino necessario, infatti per i catalizzatori delle macchine ad idrogeno servono almeno 50 grammi di platino per ogni catalizzatore, con quello che comporta come costi (basti considerare i vertiginosi aumenti del prezzo del platino negli ultimi anni), e il prezzo è destinato a salire con la crescita della produzione di auto a celle di combustibile. Secondo lo studio di Inderwildi, inoltre, le celle a combustibile sono soggette a corrosione e hanno una vita molto più breve dei motori convenzionali. A tal proposito ricordo che recentemente la sede di Phoenix (Arizona) della Nissan ha dovuto ricomprare alcune Nissan Leaf vendute a degli americani, in quanto le batterie si erano usurate molto prima di quanto garantito dal produttore giapponese (nell’arco di due anni le batterie avevano perso la loro capacità di mantenere la carica).

    Ma allora perché alcuni costruttori di auto vantano le “mirabilie” delle loro auto ecologiche se poi sanno che ne venderanno poche migliaia? La risposta al quesito è di natura prettamente legale: in alcune nazioni come gli USA o la Gran Bretagna, i costruttori di auto sono obbligati a presentare dei “modelli verdi” se vogliono avere particolari finanziamenti e agevolazioni per i loro impianti produttivi (agevolazioni che possono girare agli impianti che producono le ”auto tradizionali”) e così mettono in commercio dei modelli pur sapendo che venderanno poco o nulla di questo modelli ecologici.
    Inoltre, questi modelli sono degli apripista, in quanto molti studi dimostrano che, allo stato attuale, la tecnologia per le auto elettriche è ancora troppo “rozza”, e si prevede che le auto elettriche diverranno convenienti su larga scala solo dal 2050, per cui molte case automobilistiche investono in ricerca sul settore e vendono questi modelli per avere dei riscontri “reali” alle prove di laboratorio.

    Purtroppo la ricerca va a rilento perché vi sono problemi legati a leggi fisiche che non è facile risolvere; abbiamo accennato al problema con le batterie che hanno avuto alcuni acquirenti della Nissan Leaf, e questo problema è sorto perché la migliore batteria a ioni di litio per autotrazione in 25 kg di peso immagazzina l’energia di soli 25 cc di benzina. In pratica con ben 250 kg si ottiene un’autonomia non competitiva con i motori a combustione interna. Oltre a questo problema vi è anche quello dell’usura delle batterie che, sottoposte a frequenti ricariche perdono la loro capacità di mantenere la carica e decadono rapidamente.

    L’auto elettrica impone anche una attenta riflessione industriale che deve essere iniziata ora a livello anche politico, per evitare di arrivare senza soluzioni quando il problema si presenterà: mi riferisco al problema legato all’occupazione. In ballo ci saranno milioni di posti di lavoro che non potranno essere riconvertiti in toto, perché le auto elettriche non hanno bisogno di cambi e non necessitano neppure di filtri dell’acqua o dell’aria, marmitte, radiatori e pompe. Sono più hi-tech ma più semplici: con meno pezzi e meno attori nella filiera produttiva.

    In attesa del 2050 allora, quale può essere una soluzione efficace per l’ambiente e le nostre tasche, considerando il prezzo della benzina? Il metodo più efficace di ridurre le emissioni complessive dal trasporto su quattro ruote sarebbe una drastica riduzione sia delle dimensioni sia del peso delle auto a benzina e diesel (si vedono troppi SUV in città dove di certo non ci sono strade sterrate), usare i mezzi pubblici o andare a piedi e in bicicletta (quando possibile) con vantaggi per l’ambiente, il nostro portafoglio e la nostra salute che si gioverà di un po’ di moto in più.

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