Animal Free Fashion: anche Elisabetta Franchi aderisce al progetto della Lav

La Lav ha lanciato il progetto Animal Free Fashion, per una moda senza l’uso di prodotti di origine animale

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    abito eco

    Molto interessante il progetto della Lav Animal Free Fashion, che prevede di eliminare dalle collezioni di moda l’uso dei materiali di origine animale. L’obiettivo è quello di realizzare abiti cruelty free, che vengono prodotti senza fare del male ai nostri amici animali, ma soprattutto, tema veramente scottante, è quello di portare avanti un’opera di sensibilizzazione nei confronti di questo argomento. Sempre più appassionati di moda e sempre più creatori di collezioni importanti sono attenti alla questione, alla possibilità di realizzare abiti in direzione animal friendly.

    Il progetto Animal Free Fashion

    Animal Free Fashion è un progetto lanciato e portato avanti dalla Lav, Lega antivivisezione. L’intenzione è quella di invitare a vestirsi in modo responsabile e sostenibile, senza ricorrere all’uso di prodotti di origine animale. Secondo il progetto vengono suggeriti quattro step, attraverso i quali un’azienda può impegnarsi, assumendosi una responsabilità di carattere etico. Sono quattro step, attraverso i quali viene portato avanti il rating etico ideato. Il primo consiste nella sostituzione della pelliccia animale e comporta un livello di rating V, il secondo la sostituzione delle piume (livello di rating VV), il terzo seta e pelle (rating VVV) e il quarto la lana (rating VVV+). Il livello di rating varia in base ai materiali che l’azienda di moda si impegna a non utilizzare. Più materiali di origine animale non vengono utilizzati, migliore sarà il livello di rating. La Lav ha messo a disposizione una sorta di vetrina virtuale, completamente gratuita, per promuovere tutti i prodotti animal free per mezzo di un sito internazionale: animalfree.info.

    I numeri

    Secondo i dati forniti dalla Lav, sono almeno 70 milioni gli animali allevati e 10 milioni quelli catturati in natura ogni anno per rispondere alla domanda dell’industria della moda che ha a che fare con le pellicce. Si tratta soprattutto di visoni, volpi e cani-procione. Molti gli animali coinvolti anche nella produzione di piume, soprattutto oche e anatre. 50.000 i bachi sacrificati per ottenere 10 kg di bozzoli, da cui si ricavano 20/25 kg di seta. Milioni gli animali sacrificati per la produzione di pellami. E non si tratta soltanto di pelli di bovini, ma anche di cavalli, pecore, capre e maiali. E’ stato registrato anche un livello di mortalità di agnelli e pecore che si aggira sui 3 milioni di animali l’anno per la produzione della lana.

    Elisabetta Franchi

    La stilista Elisabetta Franchi ha deciso di aderire all’iniziativa portata avanti dalla Lega antivivisezione, raggiungendo il secondo migliore livello del rating etico. Ha progettato la realizzazione di una serie di prodotti di moda privi di materiali animali e ha annunciato che nel giro di 3 stagioni la sua moda sarà completamente cruelty free. La Franchi ha affermato: “Le pellicce non sono belle perché sono animali morti. L’ecopelle è bellissima e sempre più simile alla vera pelle, di cui ormai ha anche l’odore. Perché uccidere per vestirsi?”. Durante le sfilate milanesi ha mostrato una linea di ecopellicce e piumini che riportavano il logo ideato dalla Lav per indicare i prodotti realizzati senza materiale di origine animale.

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