Andrea Orlando, chi è il nuovo Ministro dell’Ambiente?

Andrea Orlando, chi è il nuovo Ministro dell’Ambiente?

Andrea Orlando è il nuovo Ministro dell’Ambiente

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    Andrea Orlando è il nuovo Ministro dell’Ambiente designato nell’ambito del Governo Letta. La sua attenzione, già dimostrata in passato, per le tematiche relative alla salvaguardia ambientale, dovrebbero garantire la possibilità di portare avanti nel nostro Paese una linea d’azione importante. Qualche dubbio resta sulla sua posizione in merito alla Tav, ma nel complesso dovremmo restare a vedere quali saranno i risultati sperimentati nella concretezza. Intanto le premesse ci sarebbero.

    Andrea Orlando è nato nella città di La Spezia nel 1969. La carriera politica è iniziata nella FGCI e nel Partito Comunista Italiano. Poi è passato ai DS, entrando a far parte, nel 2000, della segreteria regionale come responsabile degli enti locali, per diventare nel 2001 segretario provinciale del partito. E’ stato chiamato nel 2003 da Piero Fassino alla direzione nazionale. Diversi i ruoli che si sono succeduti nel corso del tempo: viceresponsabile dell’organizzazione, a capo degli enti locali, impegno nella segreteria nazionale nel 2006. E’ membro della fondazione Italianieuropei. Nel 2007 i DS si sciolgono e Orlando decide di aderire al Partito Democratico. Nel 2008 viene nominato da Walter Veltroni portavoce nazionale del PD e diventa deputato, inserito alla Camera nelle Commissioni Bilancio e Antimafia. Nel 2011 Bersani gli affida l’incarico di commissario del PD di Napoli.

    Il neoministro si è occupato di diverse questioni che riguardano da vicino la tutela ambientale. E’, ad esempio, intervenuto sollecitando il governo a mettere a disposizione le risorse finanziarie adeguate per mettere in sicurezza il territorio, occupandosi nello specifico delle alluvioni in Liguria. Nella propria città è stato assessore alle attività produttive e alla pianificazione territoriale fino al 2002, quindi ha avuto modo di coltivare delle competenze in questo settore. La sua esperienza relativa all’Antimafia potrebbe assicurare delle azioni volte a combattere le ecomafie, lottando soprattutto contro il consumo del suolo e i dissesti idrogeologici.

    All’inizio del mese di aprile ha presentato un progetto di legge, che aveva anche sostenuto nel 2010, per la pulizia dell’alveo dei fiumi.
    Nel passaggio di consegne da Corrado Clini si è scelto di mettere in evidenza alcune priorità: tecnologie verdi, decarbonizzazione, riduzione delle emissioni, trasparenza per le autorizzazioni che non fanno niente per la difesa della natura, fiscalità ambientale. Da più parti ci si aspetta molto: Legambiente ha sottolineato l’importanza di puntare in Italia sullo sviluppo della green economy e sull’inserimento dei reati ambientali all’interno del codice penale. E’ pur vero, come ha fatto notare il WWF, che attualmente il ministero dell’Ambiente dispone di un bilancio piuttosto ridotto: 468 milioni di euro. Per questo la nota associazione ha invitato Orlando a rivendicare il suo spazio istituzionale, evidenziando il compito rilevante di proteggere la biodiversità e i numerosi parchi terrestri e marini.

    Potrebbero anche non mancare i motivi di scontro. A questo proposito non dobbiamo dimenticare che il nuovo Ministro dei trasporti e delle infrastrutture Maurizio Lupi si è sempre schierato a favore di iniziative che potrebbero mettere a rischio la sostenibilità, dal ponte sullo Stretto di Messina, al Mose di Venezia, dalle autostrade alla Tav (GUARDA I RISCHI AMBIENTALI DELLA TAV IN VAL DI SUSA). In dettaglio, per ciò che riguarda quest’ultimo punto, Orlando comunque non dovrebbe essere completamente a sfavore. Nel corso del dibattito fra Matteo Renzi e Nichi Vendola alle primarie del PD, il nuovo incaricato per il dicastero dell’Ambiente ha definito la Torino – Lione un’infrastruttura fondamentale per la modernizzazione del Paese e per realizzare una rete di trasporti a livello europeo, che possa sostituire, di grado in grado, i viaggi su gomma.
    Sorge quindi qualche perplessità su questa convinzione, adesso che Orlando dovrebbe pensare in via ufficiale all’ecocompatibilità. Allora si era schierato a sostegno delle trasformazioni per un’Italia più moderna e più integrata nel contesto europeo, senza scuse per le conquiste sociali. Quale sarà ora il suo atteggiamento, se si tratterà di conciliare le opere dell’edilizia con uno sviluppo ecosostenibile?

    C’è una serie di emergenze, che Andrea Orlando dovrà affrontare con prontezza. In particolare rimane aperta la questione del relitto della Costa Concordia ancora davanti all’isola del Giglio e per il quale è previsto lo smaltimento nel porto di Piombino. Inoltre non si deve trascurare il problema dei rifiuti, con ripercussioni considerevoli a Palermo, ma anche in Campania e in Lazio (VEDI LE PROTESTE CONTRO LA DISCARICA DI MALAGROTTA). Clini si è impegnato nel fare in modo che l’Italia non incorresse nelle sanzioni europee. Orlando avrebbe già in agenda questi punti, insieme all’ormai complessa vicenda dell’Ilva di Taranto.

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