Alluvione Olbia: la Sardegna grida una tragedia annunciata da tempo [FOTO]

L'alluvione che ha funestato la Sardegna è l'ennesimo scempio dovuto alla cementificazione selvaggia e al dissesto idrogeologico, come accaduto lo scorso anno in Liguria

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    I danni dell'alluvione in Sardegna

    Una strage, l’ennesima, che ha provocato al momento 17 morti, alcuni dispersi e centinaia di sfollati, ma si tratta purtroppo di un bollettino ancora parziale: l’alluvione di Olbia e altre zone limitrofe della Sardegna è dovuta ufficialmente alle cosiddette ‘bombe d’acqua’, un fenomeno di piogge estremamente intense dovute ai mutamenti climatici, ma trova la sua vera ragione d’essere nel dissesto idro-geologico del territorio italiano, dovuto alla cementificazione selvaggia che ha creato danni incalcolabili. Il ciclone Cleopatra ha portato la sua buona dose di guai nell’isola, ma la mano dell’uomo e l’indifferenza delle istituzioni hanno dato un contributo determinante.

    Negli ultimi anni abbiamo visto diverse zone dell’Italia subire le conseguenze di questo dissesto unito alle forti piogge, e negli occhi abbiamo ancora le immagini di quanto accaduto nelle Cinque Terre e a Genova, per citare solo i casi più recenti. E anche in questo caso, come un film proiettato infinite volte, vengono stanziati soldi dopo aver dichiarato lo stato di emergenza, mentre gli ambientalisti da tempo avvertono della tragica situazione in cui versa il nostro sempre più fragile territorio.

    Le accuse di Legambiente Sardegna

    La sezione regionale di Legambiente aveva lanciato l’allarme riguardante le modifiche annunciate dalla Regione del Piano paesaggistico sardo, che stravolgerebbero il quadro normativo approvato nel 2006, consentendo in questo modo di ridurre i livelli di tutela. Sul sito ufficiale di Legambiente Sardegna il movimento ambientalista dichiarava la propria fiducia sul fatto ‘che i sardi sapranno scegliere di difendere il proprio territorio quale base per promuovere nuove politiche del lavoro basato sulla salvaguardia ambientale e sulla riqualificazione dell’esistente. Rafforzare la qualità e quindi la sua attrattiva nel panorama internazionale con il restauro del sistema paesaggistico costiero, la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, sia dei tanti villaggi costieri con migliaia di seconde case che dei centri urbani, è la grande sfida del futuro‘. Alla luce di quanto accaduto in queste ore, la riduzione dei livelli di tutela appare una mossa ancora più scellerata.

    Il Piano paesaggistico della Sardegna

    Per dirla in maniera estremamente semplificata, il Ppr del 2006 è incentrato sull’idea che il paesaggio sia un bene pubblico non negoziabile, come previsto anche nella Convenzione europea del paesaggio. Dietro le modifiche auspicate dalla giunta guidata da Ugo Cappellacci pare invece nascondersi la volontà di accogliere ogni richiesta di trasformazione del territorio, creando inevitabilmente una corsia privilegiata al ‘partito della cementificazione’ che ha molti interessi e raccoglie consensi trasversali all’interno dello scacchiere politico, con il pretesto della crisi e l’idea che l’edilizia faccia crescere il Pil.

    Alluvione di Capoterra, via al processo di Cagliari

    Non è la prima volta che la Sardegna si trova sepolta dall’acqua e dal fango: era il 22 ottobre del 2008 quando una pioggia torrenziale cadde sui monti di Capoterra, provincia di Cagliari, alle falde dei monti del Sulcis. In quell’alluvione morirono Antonello Porcu, la suocera Licia Zucca, e Anna Rita Lepori. Ironia del destino, proprio oggi che la Sardegna piange le sue nuove vittime si celebra il processo a Cagliari: sono oltre 160 le parti civili ammesse e otto imputati a vario titolo per omicidio colposo, inondazione colposa e rifiuto d’atti d’ufficio.