Alimentazione sostenibile: contenitori per il pranzo che riscaldano i cibi al sole

Alimentazione sostenibile: contenitori per il pranzo che riscaldano i cibi al sole

Come combinare il consumo critico al mangiare bene? L'idea è venuta a Chiara e Arnaldo che, sfruttando un sistema rudimentale del terzo mondo, hanno sviluppato dei contenitori per scaldare il cibo sfruttando l'energia del sole

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    Come rendere questo mondo un posto migliore? Grazie all’innovazione tecnologica e allo sviluppo sostenibile, sicuramente. Ma perché non sfruttare le tecnologie del terzo mondo per diminuire l’inquinamento ambientale? Deve essere stato proprio questo il pensiero fatto da due giovani italiani che hanno applicato la stessa metodologia dei fornelli solari africani allo sviluppo di contenitori scaldavivande. Il cibo, infatti, sarà possibile essere gustato alla giusta temperatura grazie all’energia del sole e alla base nera, realizzata apposta per l’accumulo di calore all’interno.

    Per la crisi economica, infatti, è sempre più comune la scelta degli italiani di tornare a portarsi il cibo da casa per la pausa pranzo. Un nuovo modo di condividere questo momento di relax che può essere sicuramente più salutare ed economico, e che può portare nuove piacevoli sorprese. Come questa, ad esempio. I contenitori, infatti, sono pensati per più e più utilizzo: una vera scelta di consumo critico che permette di risparmiare nello smaltimento dei rifiuti. Il progetto prende il nome di schiscetta solare e contente il riutilizzo perché il cibo all’interno viene posizionato nei sacchetti di carta -comodamente reperibili nei supermercati-.

    Sono moltissimi i prodotti che possono essere scaldati all’interno della schiscetta solare, prodotti tipici della dieta italiana come la pasta, la carne e la pizza.

    I ragazzi hanno fatto centinaia di test per capire, ad esempio, i tempi di cottura dei diversi prodotti: la carne, infatti, è quella che richiede più tempo, mentre per una pasta precotta bastano dieci minuti. Ma come fare a capirlo? È questo su cui adesso stanno lavorando i giovani inventori, niente però di tecnologicamente avanzato o estremamente complicato, piuttosto qualcosa di semplice e intuitivo come il cambiamento di colore dei laccetti dei sacchetti. Questo, però, comporrebbe però il problema di non avere più la stessa facilità nel reperire i sacchetti.

    Da quando l’idea è stata lanciata i due inventori, Chiara e Arnaldo, sono stati chiamati da molte radio per spiegare il progetto: tanto entusiasmo li ha convinti ad avviare una prima produzione di sei mila pezzi, di cui vogliono verificare ogni fase fino alla distribuzione italiana. Solo dopo potranno valutare di espandersi all’estero. Se il 2013 sarà l’anno del mangiare bene e del consumo critico, questo potrebbe essere un altro buon modo per prepararsi bene al futuro.

    photo: sifu renka

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